USA SCOSSI DA UN’ONDATA DI PIGNORAMENTI NEL 2009

29 Gennaio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Alle citta’ degli stati meridionali, i cosiddetti “Sand States”, va il triste primato di guidare i posti piu’ alti della classifica dei pignoramenti nel 2009. Le 20 aree urbane piu’ colpite sono tutte situate in Nevada, Florida, California e Arizona.

Las Vegas e’ la citta’ che e’ stata piu’ colpita dal numero di notifiche di pignoramento, con il 12% delle famiglie che ne ha ricevuta almeno una in un anno. Secondo le cifre pubblicate da RealtyTrac, l’operatore online di case pignorate, si tratta di una cifra di ben cinque volte superiore alla media nazionale.

Al secondo posto si e’ piazzata Cape Coral, in Florida, con un tasso dell’11.9%, terza Merced, in California, che ha registrato una percentuale del 10.1%.

La buona notizia e’ che tutte e 20 le citta’ che occupano i primi posti della speciale graduatoria hanno visto calare le notifiche di pignoramento negli ultimi tre mesi.

Quella cattiva e’ che la piaga dei pignoramenti si sta espandendo a macchia d’olio oltre i livelli critici, stando a quanto riferito dall’AD di RealtyTrack, James Saccacio. Su scala nazionale l’anno scorso i pignoramenti sono cresciuti del 21.2%.

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“Aree come Provo, Utah, Fayetteville, Arkansans, Portland, Oregon, Rockford e Illinois hanno tutte registrato nel 2009 tassi di pignoramento sopra la media statunitense e negli ultimi dodici mesi mercati come Honolulu, Minneapolis e Seattle hanno riscontrato un incremento dei casi di pignoramento di oltre due volte superiore al tasso nazionale”.

L’ondata di pignoramenti che ha scosso gli Stati “continentali” sembra legata a fattori che solitamente influiscono direttamente sul benessere delle famiglie, come la perdita di posti di lavoro, mentre nei Sand States e’ piu’ che altro dovuta allo scoppio di una bolla immobilare.

In citta’ quali Las Vegas, Phoenix, Miami e Bakersfield, in California, il rialzo dei prezzi delle case a meta’ del decennio 2000 ha portato i costruttori di case a tentare misure disperate, come l’utilizzo di mutui a tasso variabile ibridi, i famigerati contratti a opzione “ARM”.

Si tratta di mutui dove si ha diritto all’opzione, ovvero una clausola, che permette al mutuatario di pagare un interesse molto basso per i primi anni di vita del mutuo. Successivamente l’interesse viene ricalcolato con dei parametri molto peggiorativi. Da qui l’acronimo ARM, che sta per Adjustable-Rate Mortgages.

Fino a che i prezzi hanno continuato a crescere e’ stato possibile pagare questi prodotti. Una volta che la corsa dei prezzi si e’ fermata, per i debitori sono iniziati i problemi e sempre piu’ mutui hanno incominciato a risultare insolventi.