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USA: SCENARI POST SCOPPIO DELLA BOLLA IMMOBILIARE

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E’ difficile imaginare che un’economia globale che ruota intorno agli Stati Uniti non sia a rischio, per via dello scoppio della bolla immobiliare americana. E in questo scenario la crescita dei consumi Usa si ridurrebbe del 40%, scrive nel suo ultimo rapporto Stephen Roach, capo economista di Morgan Stanley.

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Economia mondiale a rischio se scoppia la bolla immobiliare Usa

E’ difficile immaginare il contrario, afferma Stephen Roach, capo economista di Morgan Stanley.
Se scoppiasse la bolla immobiliare negli Stati Uniti, ne risentirebbe l’intera economia mondiale. E’ difficile immaginare il contrario, dal momento che la crescita economica extra-Usa è estremamente dipendente dai consumi degli americani. Stephen Roach, capo economista di Morgan Stanley e uno dei guru più pessimisti di Wall Street, vede ancora una volta nubi scure addensarsi sul Pianeta.

Qualche numero aiuta a capire meglio la situazione in cui ci troviamo. I consumatori americani non hanno eguali in nessun’altra parte del mondo. Nel 2005 le spese per consumi negli Stati Uniti hanno raggiungo gli 8,7 milioni di miliardi di dollari. A tassi di cambio costanti, si tratta di circa il 20% in più della spesa per consumi dell’Europa, 3 volte i consumi del Giappone, 9 volte quelli della Cina e 17 volte quelli dell’India. Espresso in valute locali, in America i consumi rappresentano il 70% del Pil contro il 54% in Europa, il 57% in Giappone,
il 38% in Cina e il 64% in India.

La correlazione tra consumi e mercato immobiliare è elevata. In caso di scoppio di una bolla immobiliare, sono almeno tre le macro-forze che spingono al ribasso i consumi: l’effetto negativo sulla ricchezza determinato da una riduzione del valore degli immobili; i tagli all’occupazione nel settore delle costruzioni; e il probabile aumento della propensione al risparmio in titoli per compensare la perdita di ricchezza in asset.

Durante gli ultimi 10 anni, negli Stati Uniti la crescita media dei consumi reali (3,7%) ha superato quella dei redditi personali disponibili (3,2%) dello 0,5% medio l’anno. Alla luce di un possibile scoppio della bolla immobiliare, “potrei facilmente vedere un’inversione di questa relazione, con la crescita dei consumi che scende più rapidamente della crescita dei redditi disponibili per un certo numero di anni”, afferma Roach. “Non sarei sorpreso – aggiunge – se i consumi americani crescessero in media tra il 2-2,5% per i prossimi anni, circa l’1,5% in meno rispetto al decennio passato”.

Se ciò accadesse, un taglio del 40% della crescita dei consumi americani potrebbe avere serie conseguenze sulle restante economica mondiale che ruota attorno agli Stati Uniti. Gran parte delle economie mondiali non si regge su consumi interni, ma sull’export, gran parte del quale proprio verso gli Usa. Per esempio nel periodo 2003-3005, la crescita per consumi reali è stata appena dell’1,2% nella zona euro, in Giappone e nelle nuove economie industrializzate dell’Asia (Corea, Taiwan, Hong Kong e Singapore). Viceversa, la crescita del volumi dell’export è cresciuta del 7,1% nello stesso periodo, circa sei volte i consumi. Nello stesso periodo, invece, negli Stati Uniti i consumi sono saliti del 3,7% e l’export del 5,7%, un rapporto decisamente meno sbilanciato. Con i consumi americani in contrazione, il resto del mondo difficilmente riuscirà a scansare l’impatto che ne deriverà sull’export.

Dal punto di vista della vulnerabilità alle esportazioni, la Cina potrebbe essere una delle nazioni maggiormente colpite. L’export rappresenta il 35% del Pil cinese e la maggior parte di esso deriva proprio dagli Stati Uniti. Il resto dell’Asia si trova all’incirca in una posizione simile. Lo scoppio di una bolla immobiliare potrebbe anche generare un ribilanciamento sul mercato finanziario, con il dollaro e i tassi di interesse reali a lunga che potrebbero andare sotto pressione.

Uno scenario inquietante, ma che secondo Roach potrebbe essere evitato. “Continuo a contare sul fatto che l’economia andrà verso un ribilanciamento grazie alla globalizazione e all’intervento del Fondo monetario internazionale, del G-7 e delle maggiori banche centrali per contenere i problemi degli squilibri globali”, afferma Roach. “Con le autorità monetaria più che mai decise a combattere gli squilibri, c’è ragione di sperare – conclude – che una crisi possa essere evitata”.

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