USA: POSSIBILE TAGLIO TASSI ALL’INIZIO DEL 2001

14 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

I dati macroeconomici diffusi negli utltimi mesi mostrano un rallentamento della crescita economica sufficiente per giustificare un taglio dei tassi d’interesse all’inizio del 2001 anche se i recenti commenti della Federal Reserve sembrano suggerire che Alan Greenspan non sia ancora pronto a un cambiamento cosi’ radicale di politica monetaria.

Le ragioni per passare verso una politica sui tassi d’interesse neutrale rinunciando a ulteriori strette sul costo del denaro sembrano infatti aumentare di giorno in giorno visto che i recenti dati mostrano che l’economia americana sta perdendo smalto, forse troppo rapidamente.

Mentre alcuni economisti e la stessa Federal Reserve continuano a mantenere l’attenzione esclusivamente sugli elementi che rendono forte l’economia americana, troppo poco peso viene dato agli sviluppi negativi che potrebbero farla precipitare: la presenza tuttora di settori in crescita non esclude infatti un indebolimento economico.

Storicamente, alla base della maggior parte degli errori in materia di politica monetaria vi e’ il fallimento della Federal Reserve nel valutare il peso di alcuni fattori che indicavano una possibile inversione di tendenza nell’economia.

Ma quali motivazioni la banca centrale americana potrebbe addurre per passare a una politica economica neutrale?

Il calo delle spese al consumo

Negli ultimi mesi, le grandi societa’ del settore della grande distribuzione come Wal-Mart (WMT), Gap (GPS), JC Penney (JCP) e Sears hanno registrato un calo delle vendite, un’indicazione che le spese dei consumatori americani sono rallentate. Negli ultimi tre mesi la crescita delle vendite nel settore e’ stata di solo il 3%, una forte decellerazione rispetto al 5% registrato in media negli ultimi cinque anni.

L’indebolimento non e’ stato registrato unicamente nelle catene di grandi magazzini ma anche da altre societa’ del settore come Circuit City (CC), Best Buy (BBY) e Home Depot (HD).

Uno dei settori che meglio illustra il grado di indebolimento dell’economia americana e’ forse quello automobilistico. Il forte calo delle vendite, accompagnato da un aumento delle scorte di magazzino, ha costretto le societa’ a chiudere alcuni degli impianti di produzione, con un conseguente taglio di posti di lavoro. Il dato settimanale relativo ai sussidi di disoccupazione e’ salito giovedi’ scorso al livello piu’ alto dal gennaio 1999.

Gli svluppi nel settore automobilistico potrebbero ripercuotersi su tutta l’economia qualora le spese al consumo continuino a diminuire soprattutto durante il periodo natalizio.

Tra le molte ragioni che potrebbero spingere i consumatori a non affollare i negozi durante le vacanze ricordiamo il rallentamento della crescita del reddito pro capite, l’indebolimento dei prezzi in borsa e lo spettro del ‘caro petrolio’; tutti fattori destinati a spingere i consumatori a tagliare le proprie spese.

Il settore della grande distribuzione sta attraversando un periodo estremamente instabile e, anche se i consumatori americani decideranno di fare pazzie durante le vacanze natalizie, molto probabilmente le societa’ hanno gia’ ridotto i loro ordinativi per evitare di accumulare scorte invendute.

Il calo di domanda e offerta portera’ quasi sicuramente a un indebolimento dell’economia verso il 2001. Con una crescita di solo il 2,7% nel terzo trimestre del 2000 e le previsioni negative per i prossimi trimestri, il rallentamento dell’economia sara’ tale da far considerare alla Fed un taglio dei tassi d’interesse entro la fine del prossimo trimestre.

Inversione di marcia nel mercato del lavoro?

Come e’ gia’ stato ricordato in precedenza, il rallentamento delle spese al consumo sta forzando le societa’ a diminuire la produzione e quindi a licenziare parte della forza lavoro. Inoltre, a confermare le preoccupazioni di una inversione di marcia nel mercato del lavoro Usa il fatto che nel mese di ottobre e’ stato registrato un taglio di 82.000 posti di lavoro temporaneo. Questo settore e’ da sempre considerato uno degli indicatori principali per una fotografia completa del mercato del lavoro visto che le societa’ tendono a eliminare i posti di lavoro temporanei prima di passare al licenziamento del personale.

La pressione inflazionistica e’ in calo

Perche’ si possa considerare il passaggio a una politica monetaria neutrale, la Federal Reserve dovrebbe essere convinta che la pressione dei prezzi sia in calo; e vi sono prove inconfutabili che questo stia avvenendo.

Gli indicatori relativi ai prezzi dei materiali per l’industria, come l’indice del Journal of Commerce, sono scesi ai minimi sui 12 mesi. L’indice mensile sui prezzi della National Association of Purchasing Managers potrebbe inoltre indicare un futuro ribasso dei prezzi.

In conclusione, la Federal Reserve sembra riconoscere che l’economia si sta avviando verso una crescita piu’ moderata, in linea con l’atterraggio morbido tanto cercato da Alan Greenspan.

* Tony Crescenzi e’ capo analista della sezione Capital Markets alla boutique finanziaria Miller Tabak & Co.