USA: OCCUPAZIONE GIU’, PERSI 159 MILA POSTI

3 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Nel mese di settembre l’occupazione nel settore non agricolo negli Stati Uniti e’ diminuita di 159 mila unita’. Si tratta di una contrazione per il nono mese consecutivo. Il tasso di disoccupazione si e’ confermato al 6.1%, massimo assoluto degli ultimi 5 anni, rispettando le attese. Il salario orario su base mensile e’ cresciuto dello 0.2%, in calo rispetto alle attese pari a +0.3%. Le ore di lavoro medie nelle aziende manifatturiere sono al livello piu’ basso di tre anni, a 40.7 ore alla settimana.

Lo ha reso noto il Dipartimento del Lavoro.

Il dato si e’ rivelato peggiore delle stime degli economisti. Gli analisti si aspettavano in media una perdita di 105.000 posti. Rivisti al ribasso i numeri di agosto, ad una perdita complessiva di 73 mila unita’ (dalle 84 mila stimante in precedenza).

Per chi sia interessato al modo in cui viene calcolato questo importante dato macroeconomico: Come leggere i dati sul mercato del lavoro USA.

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Il rapporto si spera mettera’ qualche pressione in piu’ ai politici della Camera dei Rappresentanti che oggi devono votare il piano di salvataggio da $700 miliardi. La crisi finanziaria infatti comincia a farsi sentire sull’economia reale e sul tenore di vita degli americani. I dati del Dipartimento del Lavoro mostrano tra l’altro che agosto e’ stato il 27esimo mese consecutivo in cui le aziende hanno ridoto la forza lavoro, licenziando decine di migliaia di dipendenti.

L’uragano Ike, che ha colpito gli stato del Golfo del Messico, e un duro sciopero alla Boeing non hanno influito sul rapporto occupazionale.

Il tasso di disoccupazione si mantiene ai massimi dal 2003 dopo che anche in settembre l’economia americana ha continuato a perdere, per il nono mese consecutivo, posti di lavoro. Dall’inizio dell’anno i posti persi sono 764.000, di cui 159.000 solo lo scorso mese. Il rapporto del Dipartimento del Lavoro è una doccia fredda per un’economia già sofferente, che sembra sempre più vicina a entrare nella peggiore recessione dell’ultimo quarto di secolo.

La crisi del credito, che da 13 mesi attanaglia Wall Street, ha ormai contagiato l’economia reale, come dimostra anche la contrazione dell’indice Ism che sintetizza l’andamento del comparto non manifatturiero statunitense, sceso a settembre a 50,2 contro il 50,6 precedente, mostrando comunque che seppur di poco l’attività continua a espandersi (sotto quota 50 significa attività in contrazione).