USA: OBAMA PRESENTA LA FINANZIARIA, IL DEFICIT SCHIZZA A $1750 MILIARDI

26 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha presentato la bozza della “finanziaria” per il prossimo anno fiscale, il 2010, che inizierà il prossimo 1 ottobre: si tratta di una manovra economica in 134 pagine da oltre 3.600 miliardi di dollari. Il documento finale, molto più ampio, è atteso tra la metà e la fine di aprile. È previsto un deficit di 1.750 miliardi, pari al 12,3% del Pil, il maggiore dalla seconda guerra mondiale. Il documento, ha spiegato il presidente, «dà conto in modo onesto di dove siamo e dove intendiamo andare».


Il budget – ha detto Obama – non nasconde tutta la gravità della recessione in atto e vuole «offrire chiarezza su come viene speso ogni singolo dollaro dei contribuenti americani». Il presidente ha promesso di tagliare gli sprechi fino a 2mila miliardi di dollari, offrendo esempi di fondi spesi male nel mondo scolastico dove numerosi programmi di occupano del medesimo obiettivo. E ha confermato la promessa fatta durante tutta la sua campagna elettorale: estendere progressivamente la copertura sanitaria a tutti i cittadini americani. Attualmente circa 46 milioni di americani sono invece esclusi da qualsiasi forma di assistenza.


Obama ha annunciato nei giorni scorsi il suo intento di abbattere il deficit federale ereditato da George W. Bush nell’arco di quattro anni portandolo a 533 miliardi nel 2013 o il 3,5% del pil. La proposta di legge che presenterà oggi, include fra le misure volte a ridurre le spese pubbliche anche la netta diminuzione dei sussidi all’agricoltura (e sarà battaglia, la misura consentirebbe risparmi per 9,8 miliardi in dieci anni), che sono del resto uno dei grandi ostacoli in sede Wto al completamento del Doha round. Ma la legge di budget prevede nell’immediato anche un aumento delle spese per centrare alcuni obiettivi chiave.


Tanto per cominciare, si accantonano 250 miliardi di dollari come «riserva» nel caso Obama decidesse di chiedere al Congresso nuovi finanziamenti per aiutare il sistema finanziario americano. Include inoltre un fondo di riserva da 634 miliardi nell’arco di dieci anni per finanziare le riforme al sistema sanitario proposte dal presidente. La somma di 1.750 miliardi di dollari include la legge di stimolo da 787 miliardi varata la scorsa settimana dall’amministrazione e gli impegni di spesa ereditati da Bush.


Obama proporrà un aumento delle tasse per i redditi più alti, per poter finanziare la promessa riforma tesa ad assicurare ad un numero maggiore di americani l’assistenza sanitaria. Gli aumenti arriveranno in forma di riduzione delle deduzioni fiscali introdotte da George Bush in favore dei redditi sopra i 250mila dollari, una piccola percentuale dei contribuenti americani. L’amministrazione poi intende fare cassa anche con il sistema di cap and trade previsto in una nuova regolamentazione in materia ambientale, attraverso il quale le compagnie si potranno pagare il diritto di superare i limiti imposti di emissioni.


La scelta di Obama di alzare ancora l’asticella degli aiuti alle banche e alla finanza ha spinto in alto anche i rendimenti dei titoli di Stato, con i bond a scadenza biennale saliti ai massimi da tre mesi (+2 punti base e rendimento all’1,11%) e i decenaali tornati oltre il 3% (massimo dal 9 febbraio) dopo avere toccato il minimi degli ultimi dieci anni lo scorso 18 dicembre al 2,04 per cento. Proprio oggi era programmata un’asta record da 22 miliardi di dollari per i titoli a scadenza sette anni.


Tornando al budget, finanziare le guerre in Iraq e Afghanistan, Obama prevede di spendere nel 2009 circa 140 miliardi di dollari e altri 130 nell’anno fiscale 2010. I costi scenderanno poi a circa 50 miliardi di dollari l’anno a partire dal 2011. Washington ha speso circa 190 miliardi nelle guerre nel 2008, ma Obama sembra intenzionato a mantenere fede al proprio impegno di ordinare il ritiro dall’Iraq nell’arco dei prossimi 18 mesi aumentando tuttavia al tempo stesso la presenza militare in Afghanistan.


Brutte nuove, intanto, dal fronte dell’economia reale. Nel mese di gennaio, gli ordini dei beni durevoli degli Stati Uniti sono scesi del 5,2% a 163,8 miliardi di dollari. Il dato, reso noto dal dipartimento del Commercio, è peggiore delle stime degli analisti, che avevano previsto un calo del 3 per cento. È stato inoltre rivisto il dato di dicembre quando gli ordini sono diminuiti del 4,6% anzichè del 3%.


Ed è ancora record per i sussidi di disoccupazione che hanno ormai superato la soglia psicologica dei cinque milioni. Il numero degli americani che percepisce ilsussidio è aumentato di 114.000 unità raggiungendo i 5,112 milioni, dopo il forte aumento segnato la scorsa settimana. Le richieste settimanali di sussidio sono salite, infatti, di 36.000 unità a quota 667.000, il livello più alto dal 1982. È stato inoltre rivisto al rialzo il dato della settimana precedente a quota 631.000 da 627.000 della prima rilevazioni.


Infine, le vendite di nuove case sono crollate del 10,2% al tasso annuo di 309mila a gennaio, livello minimo da quando le rilevazioni sono cominciate nel 1963. Il dato reso noto dal dipartimento del Commercio è peggiore delle attese degli analisti, che avevano pronosticato un tasso annuo di 330mila. Il prezzo medio delle abitazioni è scivolato del 13,5% a 201.100 dollari, minimo dal dicembre 2003.

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