USA: LE REAZIONI ALLA RELAZIONE DI GREENSPAN

17 Luglio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Quando il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan parla, il mercato delle obbligazioni ascolta. Le reazioni alla relazione semestrale sull’economia USA(**), la testimonianza cosiddetta ‘Humphrey-Hawking’, hanno generato sbalzi consistenti sul mercato dei bond.

Perche’ questo accade? Quasi sempre il dettaglio con cui il numero uno della Fed descrive il sentiment della Fed lo spinge a trattare argomenti molto delicati.

La reazione e’ cosi’ acuta poiche’ il mercato crede che quello che viene detto da Greenspan sia il riflesso perfetto del pensiero della Fed. E poiche’ la politica monetaria della banca centrale non cambia da un giorno all’altro, la reazione del mercato si protrae per settimane.

Come mostra la tabella, il future attivo sul titoli di stato trentennale ha registrato in media una variazione di 33/32 il primo giorno della testimonianza di Greenspan (il numero uno della Fed non fa piu’ la sua relazione sia alla Camera che al Senato, ma alterna ogni semestre i due rami del Congresso USA). Da notare anche che dal 1994, il future sui titoli di stato trentennali ha guadagnato o perduto almeno 29/32 in tutte le occasioni tranne due:

ANNO

FEBBRAIO

LUGLIO

1993

+7

-5

1994

+14

-31

1995

+30

-58

1996

-68

+43

1997

-55

+40

1998

-29

+18

1999

-29

-34

2000

+15

+50

Le variazioni sono in 32esimi

Che ci siano state forti variazioni non deve pero’ sorprendere. Quello che emerge, e quello che e’ piu’ trattabile, e’ quello che segue; il mercato normalemente continua a muoversi nella stessa direzione del primo giorno della testimonianza di Greenspan e la reazione cumulativa e’ usualmente doppia della reazione immediata. E questo continua: un mese piu’ tardi la reazione si raddoppia nuovamente (sempre nella stessa direzione).

Cio’ tuttavia non vuol dire che la storia ripete se stessa. Vi sono infatti ragioni che ci fanno pensare che la reazione questa volta non sara’ cosi’ marcata. Per primo, il fatto che Greenspan non dovrebbe fornire indicazioni utili ne’ alle ragioni dei ribassisti ne’ a quelle dei rialzisti.

I rialzisti, per esempio, non dovrebbero avere indicazioni che altri tagli sostanziali sui tassi sono all’orizzonte. Daltro canto, e’ improbabile che Greenspan indichi che la Federal reserve ha finito con i tagli ai tassi.

Alla fine della giornata, i mercati arriveranno molto probabilmente alla conclusione che la Fed ha quasi finito con il taglio ai tassi, ma che non hanno ancora chiuso la porta a probabili altre riduzioni del costo del denaro, se necessario.

(**) La relazione semestrale sull’economia USA di Greenspan e’ prevista mercoledi alle 18:00 (le 10:00 ora di New York) davanti al Congresso americano.

*Anthony Crescenzi e’ capo analista della sezione Capital Markets alla boutique finanziaria Miller Tabak & Co.