Usa: L’attività di venture capital arranca

26 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

L’attività di venture capital arranca, mentre quella di buyout va al galoppo. Lo fa notare Robert Grady, direttore esecutivo di Carlyle Group. Le società imberbi disposte a quotarsi in borsa diminuiscono e le pressioni sui loro azionisti affinché vendano prima del previsto aumentano, ha detto Grady. “Uccidiamo i nostri giovani prima del tempo”, afferma Grady, che guida l’attività di venture capitale di Carlyle, nell’intervista rilasciata a Bloomberg News a margine di una conferenza di settore a Beverly Hills, in California. La propensione a vendere a terzi le società start-up tecnologiche piuttosto che a quotarle in borsa potrebbe privare gli investitori di grosse opportunità, in quanto senza le risorse reperibili sul mercato azionario, queste società probabilmente non ce la faranno a diventare le prossime Intel Corp. o Cisco Systems Inc., ha detto Grady. Le società di venture capital che finanziano le start-up nelle loro fasi iniziali tendono a cercare acquirenti per le loro protette piuttosto che rischiare di metterle sui listini, dove le società piccole hanno più probabilità di essere ignorate da analisti già super-impegnati con altre ricerche. Il venture capital è un’emanazione dell’attività di private equity. Si specializza in investimenti rischiosi in piccole aziende che ancora non hanno grandi vendite e utili ma che hanno grosse potenzialità di crescita, almeno sulla carta. Aziende del calibro di Intel e Google Inc. si sono sviluppate grazie a questi capitali di rischio, che hanno fruttato centinaia di milioni di dollari ai loro investitori, quando sono andate in borsa. Per contro, le società di buyout comprano aziende anche molto grosse per toglierle dai listini, ristrutturarle al riparo dagli occhi indiscreti del mercato, e rivenderle più tardi o riportarle in borsa. Gli investitori istituzionali, come i fondi pensione, fanno la fila per puntare soldi sui fondi di buyout, dedicando meno risorse ai fondi di venture capital, ha detto Grady. “Le persone inciampano una sull’altra per gettare soldi sul private-equity”, dice Grady. “Sempre di più vanno sul buyout e questo vuol dire che ce n’è di meno per il venture capital”. E’ difficile per le piccole società generare interesse a Wall Street, in quanto le banche d’investimento hanno tagliato i bilanci per la ricerca e hanno ridotto la copertura delle cosiddette small cap”, afferma Grady. E senza un grosso sostegno da parte degli investitori, non possono rastrellare le risorse necessarie per crescere e diventare obiettivi appetibili per la borsa e le banche d’investimento che lì dovrebbero traghettarle. Le grosse aziende, come Google, si accaparrano quelle piccole prima ancora che queste possano arrivare in borsa. Google, per esempio, nell’ultimo anno ha comprato le società tecnologiche YouTube Inc. e DoubleClick Inc.