USA: L’ALLARME INFLAZIONE E’ SCONGIURATO

14 Ottobre 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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Dopo i forti richiami da parte di esponenti della Fed su un possibile surriscaldamento
dell’inflazione e soprattutto su una possibile trasmissione del rialzo del
prezzo del greggio sui prezzi c.d. core, l’indice sui prezzi Usa
destagionalizzato di settembre era particolarmente atteso.
Il rialzo del’indicatore generale si è verificato evidenziando una variazione
dell’1,2%, il valore più elevato dal marzo del 1980, che ha portato la
variazione tendenziale da 3,6 a 4,7%.

Come ha però dichiarato il Dipartimento del lavoro, la componente
energetica è stata responsabile di circa il 90% dell’incremento citato.
Infatti la parte core del dato ha evidenziato una variazione molto
contenuta (+0,1% m/m), inferiore allo 0,’2 atteso in mediana dagli
analisti.

Pertanto il temuto meccanismo di trasmissione del rialzo dei prezzi del
petrolio sui prezzi core per ora non si è verificato. Ancora una volta la principale spiegazione risiede nell’andamento favorevole della componente servizi che pesa per circa il 60% sul dato
complessivo. In tale sottocomponente il peso maggiore è degli affitti delle
case che continuano a registrare variazioni contenute. Di conseguenza si
verifica l’andamento dicotomico tra varizione tendenziale (evidente anche
se computata in termini di media mobile) dell’indice generale e di quello
core.

Il dato sulle vendite al dettaglio nominali aggiustate per la stagionalità
e per i giorni lavorativi di settembre, ha segnato un incremento ben al di
sopra delle attese (+1,1% m/m vs. consensus di +0,8%) al netto della
componente auto. Quest’ultima ha regsitrato variazioni positive molto forti
nei mesi di giugno e luglio per poi invertire bruscamente l’andamento nei
due mesi successivi, quando cioè gli incentivi non sono riusciti a
sostenere le vendite come in precedenza.

Nell’ambito delle sottocomponenti si segnala la buona performance del
settore costruzioni (+1% m/m) e di quella inerente la spesa sanitaria
(+1,1%); inoltre e’ stato molto forte è stato l’impatto del rialzo del greggio
(gasoline stations +4%). Con riferimento all’impatto degli uragani il
dipartimento del commercio ha specificato che non è possibile isolarne
l’effetto in quanto il dato rileva l’andamento delle vendite su base
nazionale e non a livello di singole aree geografiche. Tuttavia le
indicazioni che sono arrivate dalle singole società inerente l’effetto
degli uragani sono state non univoche.

In sintesi: i dati pubblicati oggi evidenziano che il temuto meccanismo di
trasmissione delle spinte inflattive sui prezzi core per ora non si sta
verificando, grazie principalmente alla moderazione della dinamica dei
prezzi nel settore servizi. Allo stesso tempo le vendite al dettaglio
evidenziano come il settore auto non sta più contribuendo alal crescita,
come nella prima parte del semestre, in un contesto in cui la domanda sta
però registrando una discreta tenuta.

In termini di politca monetaria ribadiamo la possibilità che la Fed
continui la fase di graduale rialzo dei tassi da qui a fine anno (target
4,25% sui fed funds) e probabilmente anche nei primi due incontri del 2006.
L’assenza di trasmissione delle tensioni sui prezzi core consente infatti
di mantere il ritmo graduale il cui arresto però non è reso possibilie dalla
necessità, manifestata anche nalle ultime minute, di agire in chiave
preventiva per contenere le aspettative di inflazione.