USA: ISM MANIFATTURIERO, L’ANALISI

1 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

Il dato sull’indice Ism manifatturiero del mese di febbraio ha registrato un calo passando da 63,6 a 61,4. All’interno dell’indice sono risultati in calo le sottocomponenti produzione (da 71,1 a 63,9) e quella nuovi ordinativi ( da 71,1 a 66,4).

Ha sorpreso invece il forte rialzo della componente occupazionale, giunta ai livelli massimi dal 1987. Inoltre si è registrato un sensile rialzo anche della componente prezzi pagati, ai massimi dal ’95.
Che interpretazione fornire a tali indicazioni?

Partiamo dalla componente occupazionale. Il dato porterebbe ad un maggior ottimismo in vista della pubblicazione dei dati generali sul mercato del lavoro del prossimo venerdì. Evidenziamo però che nel frattempo le indicazioni fornite dalle sottocomponenti della fiducia dei consumatori, che ben anticipano l’andamento del mercato del lavoro, sono risultate negative. Si veda ad esempio l’hard to get job index passato a febbraio da 31,6 a 32,10%.

I due indicatori pertanto (fiducia consumatori vs. Ism) forniscono indicazioni contrastanti in vista dei non farm payrolls del prossimo 5 marzo. Ma, a ben vedere, una situazione analoga, si era già verificata lo scorso mese di dicembre: in quel caso la sottocomponente occupazionale dell’ism manifatturiero era risultata in forte miglioramento (da 50,80 a 53,50) mentre invece il citato hard to get job index era sensibilmente peggiorato (da 29,6 a 32,4%). I dati consuntivi sui non farm pay rolls (solo 16.000 nuovi posti di lavoro creati a dicembre) hanno poi confermato che la percezione dei consumatori era quella esatta.

In conclusione, malgrado il buon dato della sottocomponente dell’Ism, rimane ancora molta prudenza in vista del dato del prossimo venerdì e continuiamo a ritenere che a febbraio difficilmente il numero di posti di lavoro creati supererà la soglia delle 150.000 unità. A tal scopo, sarà importante verificare le indicazioni che verranno anche dall’Ism del settore dei servizi del prossimo mercoledì.

Per quanto concerne invece la sottocompontene dell’Ism relativa adi prezzi pagati occorre fare alcune precisazione al riguardo, che in parte si ricollegano al perdurante stato di debolezza del mercato del lavoro. Abbiamo evidenziato come i “Prices paid” abbiano raggiunto il livello massimo dal ’95. Tale andamento riflette in gran parte il forte incremento delle materie prime, in particolare nel comparto dei metalli industriali, primo fra tutti il rame che, complice soprattutto la forte domanda cinese, si è posizionato sui livelli massimi di prezzo degli ultimi 8 anni. Nel frattempo però, almeno per ora i riflessi in termini di prezzi al consumo sono molto limitati. Come spiegare tale fenomeno?

Proprio oggi, in occasione della pubblicazione dei dati sulla spesa personale, sono stati resi noti anche i dati relativi al PCE (price consumption expenditure index) di gennaio che hanno evidenziato un lieve rialzo ( da 1,3 a 1,5% a/a).

Osservando il grafico allegato su un arco temporale pluridecennale, si può notare come storicamente il rialzo dei prezzi del rame sia in genere stato accompagnato da un rialzo della componente prices paid dell’Ism manifatturiero ed anche (sebbene in misura minore) dei prezzi (rappresentati nel grafico in rosso dal PCE Index). Negli ultimi mesi tale correlazione è stata improvvisamente persa.

Una possibile spiegazione potrebbe essere la seguente: i produttori, fronteggiano una fase di incremento di domanda ma non hanno ancora ripristinato il potere sui prezzi. Pertanto sono costretti a subire il rincaro delle materie prime, senza però poterlo ribaltare sui consumatori finali, pena la perdita di quote di mercato. In tale contesto risultano potenzilamente penalizzati i margini di profitto.

Quest’ultima considerazione potrebbe essere una delle spiegazioni della perdurante prudenza dei datori di lavoro sul fronte occupazionale. In sostanza, l’assenza di miglioramenti su fronte dei margini di profitti per le ragioni esposte, impedisce un aumento del numero dei nuovi occupati onde evitare di aumentare ulteriormente i costi e penalizzare ancor di più i margini.
Una conferma all’esattezza di tale ricostruzione potrebbe venire proprio dai dati sul mercato del lavoro del prossimo venerdì. Un motivo in più che ne accresce l’attesa.

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.