Usa, i ricchi si godono il 95% della ripresa

11 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – La crescita dei redditi più elevati supera di molte volte quella di tutti gli altri, e questa, che è una tendenza storica, si è accentuata a livelli stridenti con la recessione globale e la ripresa che l’ha seguita in questi ultimi anni. Guardando al caso americano, sull’1 per cento di redditi più elevati la crescita è stata del 31,4 per cento nel periodo 2009-2012, a fronte del quasi piatto più 0,4 per cento del rimanente 99 per cento di redditi. Di fatto, quell’1 per cento di redditi più alti si è accaparrato il 95 per cento della crescita totale dei redditi nel periodo in esame, secondo uno studio pubblicato da un professore di economia dell’Università californiana di Berkeley, Emmanueal Saez, direttore del Center for Equitable Growth.

Saez è partito una analisi dei dati ufficiali sui redditi degli americani che copriva un periodo pluridecennale, dal 1913 al 2012, che aveva effettuato assieme ad altri accademici dell’università di Oxford e della Pse-Ecole d’économie de Paris. E ha eloquentemente lo studio con un gioco di parole: “Striking it Richer”, che significa scoprire una minera d’oro o un giacimento di petrolio.

“Dal 2009 al 2012, il reddito medio per nucleo familiare negli Usa è cresciuto di un modesto 6 per cento. E la maggior parte della crescita si è concentrata negli ultimi anni, quando tra 2011 e 2012 i redditi sono saliti del 4,6 per cento. Tuttavia – scrive Saez – i guadagni sono stati molto iniqui. Dal 2009 al 2012 l’1 per cento di redditi più alti è cresciuto del 31,4 per cento, mentre il 99 per cento di redditi più bassi solo dello 0,4 per cento. In questo modo, l’1 per cento di redditi più alti ha catturato il 95 per cento dei guadagni di reddito nei primi tre anni della ripresa”.

Tutti gli altri redditi prima hanno segnato un ristagno, dal 2009 al 2011, e poi nell’ultimo anno del periodo considerato hanno registrato un mesto più 1 per cento. Va comunque rilevato che secondo i dati forniti, nella recessione del 2007-2009 sempre quell’1 per cento di redditi più elevati ha subito una perdita ben superiore, un meno 36,3 per cento a fronte del meno 11,6 per cento del rimanente 99 per cento. Tuttavia, in questo caso, la quota che sempre questo 1 per cento di super redditi ha perso sul totale è stata solo del 49 per cento.

E se con il recupero del 2009-2012 i redditi più alti hanno quasi interamente compensato quanto perso nella recessione precedente, all’opposto il rimanente 99 per cento di redditi ha ripreso solo 1 punto percentuale a fronte degli oltre 11 punti persi.

Peraltro, secondo lo studio dell’accademico americano, questa dinamica ora enormemente accentuata è in realtà una tendenza che ci si trascina da decenni. Sul periodo 1993-2012 infatti, a fronte di una crescita media dei redditi per famiglia del 17,9 per cento negli Usa, il solito 1 per cento di redditi più elevati ha registrato un esuberante più 86,1 per cento, il 99 per cento rimanente un modestissimo più 6,6 per cento.

In questo periodo l’1 per cento di redditi più alti ha catturato il 68 per cento della crescita totale dei redditi delle famiglie Usa.

“Il recente drastico peggioramento della disuguaglianza di redditi negli Usa è ben documentato – scrive ancora Saez -. Negli ultimi trent’anni il mercato del lavoro ha creato molta più iniquità, con i redditi più alti che si accaparrano una larga quota dei frutti dei progressi sulla produttività”.

In parte questo stridente divario si può spiegare con il fatto che i più ricchi hanno vasti possedimenti di titoli azionari e finanziari, che durante la crisi e la successiva ripresa hanno conosciuto ampie fluttuazioni. Tuttavia secondo l’economista “sono vari i fattori alla base di questo peggioramento della disuguaglianza, non solo i cambiamenti tecnologici, ma anche l’arretramento di istituzioni sviluppate tra il New Deal e la Seconda Guerra Mondiale, si va dalle politiche fiscali progressive, ai sindacati forti, ai mutamenti normativi riguardo alle disuguaglianze di reddito”.

“Ora come società dobbiamo decidere se questo aumento della disuguaglianza è accettabile e efficiente, oppure – conclude Saez nello studio – quale combinazione di riforme istituzionali e fiscali servirebbe per contrastarlo”. (TMNews)