USA: FUNZIONA LA POLITICA DEL DOLLARO DEBOLE

11 Ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Strategy di MPS Capital Services. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

Interessanti le indicazioni ritraibili dai dati Usa di oggi:

Notizie positive per la crescita Usa del terzo trim. dalla bilancia commerciale. La politica del dollaro debole funziona e probabilmente verrà ancora adottata in futuro.

La Cina sta gradualmente perdendo il ruolo di moderazione dei prezzi, come dimostrato dal forte balzo dei prezzi su import cinese.

Più in dettaglio:

Bilancia commerciale: in termini reali il deficit è passato da 53 a 52 Mld$, il livello più contenuto da febbraio 2004. Evidente pertanto l’impatto favorevole sulla crescita del deprezzamento del Dollaro Usa che ha già consentito nel secondo trimestre una contribuzione positiva delle esportazioni nette nell’ordine dell’1,3% alla crescita del pil.

In base ai dati di oggi e tenuto conto del forte deprezzamento del dollaro nel mese di settembre, è lecito attendersi la continuazione del restringimento del deficit commerciale. Di conseguenza la contribuzione delle esportazioni nette potrebbe spingersi fino a circa 2% sulla crescita del Pil. Questo ci porta a ipotizzare la crescita annualizzata del pil Usa del terzo trimestre nel range 3-3,5%.

Prezzi importazione. Le indicazioni più rilevanti sono le seguenti:

1) forte balzo della variazione a/a a causa dello sfavorevole effetto confronto. A settermbre dello scorso anno infatti si verificò un forte calo del comparto materie prime energetiche che portò a pesanti perdite di alcuni hedge funds (si ricordi la chiusura del fondo Amaranth);

2) continua il balzo in avanti dei prezzi sulle importazioni dalla Cina come si vede nel grafico seguente. Da metà anno la varazione a/a è diventata ampiamente positiva.

3) forte recupero dei prezzi sui beni importati del comparto manifatturiero , verosimilmente come conseguenza della dinamica dei prezzi su importazioni cinesi.

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In sintesi: i dati di oggi confermano la possibilità di un dato molto favorevole sul pil Usa del terzo trimestre atteso in pubblicazione a fine ottobre. Gli effetti di quanto accaduto nel settore mutui insieme alla turbolenze sul mercato immobiliare saranno più evidenti nel quarto trimestre. In ogni caso è anche evidente come la politica effettiva del dollaro debole stia supportando la crescita Usa. Visto il successo di tale politica, è lecito immaginare che verrà ancora utilizzata nei prossimi trimestri, in attesa della fuoriuscita dalla forte crisi del settore immobiliare Usa.

Di conseguenza,a parte la possibile temporanea fase di apprezzamento del dollaro nelle prossime settimane a ridosso del G7 del 19-20 ottobre, è possibile immaginare la ripresa della fase di deprezzamento del Dollaro già a fine anno.

I prezzi alle importazioni hanno invece confermato come gradualmente la Cina stia diventando una fonte di inflazione e non più di deflazione . Si tratta di un elemento che potrebbe emergere sui prezzi al consumo non subito, verosimilmente non prima della seconda parte del prossimo anno. In tal caso incide notevolmente la composizone del Cpi Usa, molto sbilanciato dal lato dei prezzi degli affitti delle case (circa il 50% degli indici core) che nel frattempo potrebbero continuare ad agire da moderatori dei prezzi.Pertanto per i prossimi due trimestri probabilmente la Fed si occuperà soprattutto del tema crescita senza però continuare a rammentare le insidie insite nella dinamica dei prezzi, in particolare la componente alimentare.

Le indicazioni favorevoli sulla crescita e la possibilità che per ora le indicazioni dei prezzi alle importazioni non si riflettano sui prezzi al consumo, ci inducono ad ipotizzare il mantenimento dei tassi fermi nel corso del Fomc del 31 ottobre. Allo stesso tempo ribadiamo la possibilità che i tassi a lungo termine si spingano verso l’alto: sul comparto decennale Usa l’ipotesi è di arrivare fino alla soglia del 4,75%-4,80% entro fine mese. Il dato di domani sulle vendite al dettaglio può dettare il timing dell’eventuale rottura dell’importante livello di resistenza a quota 4,70%.

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