Usa: Fed, crisi Mutui non si allargherà

26 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

Un funzionario della Federal Reserve afferma a Washington che la Banca centrale Usa non sta osservando un allargamento dei problemi nel mercato dei mutui subprime verso altri segmenti dell’economia. “In questo momento, non stiamo osservando effetti di traboccamento dai problemi nel mercato dei subprime verso i portafogli mutui tradizionali o, più in generale, verso la sicurezza e la solidità del sistema bancario”, spiega Roger Cole, della divisione Supervisione bancaria della Fed. Nel suo discorso pronunciato davanti al comitato bancario del Senato, Cole aggiunge che la Fed è preoccupata del mercato dei mutui e lo sta monitorando, che meno della metà dei mutui subprime arriva da banche regolate federalmente e che il deterioramento del credito immobiliare è concentrato nel sottile settore subprime, cioè dei mutui ad alto rischio poiché concessi per lo più alle categorie svantaggiate. Il basso indebitamento degli italiani non desta invece preoccupazioni e le rate dei mutui, per le “frugali famiglie italiane”, restano sostenibili. Dopo l’allarme negli Usa per il settore dei mutui a rischio, l’istituto Nomisma scaccia ogni eventuale paura per il “real estate” italiano. Nel suo primo rapporto 2007 sul mercato immobiliare, Nomisma sottolinea infatti che il mercato italiano, pur con un ruolo ancora piuttosto limitato nel panorama mondiale, “è considerato sempre più solido, maturo, a bassa volatilità e con un elevato indice di trasparenza. La solidità e latenuta del nostro mercato, nonostante le preoccupazioni mostrate in relazione al reiterato incremento dei tassi di interesse che hanno già prodotto effetti negativi sul mercato americano, soprattutto per le insolvenze dei mutui più rischiosi, trova fondamento nella virtuosità strutturale delle famiglie italiane. Queste, infatti, sebbene con reddito più basso rispetto a quelle di altri paesi avanzati – si legge ancora nel rapporto – sono tendenzialmente più ricche (perché proprietarie degli immobili), limitatamente insolventi e molto propense al risparmio, sebbene stiano lentamente avvicinandosi ai modelli europei tradizionalmente più finanziati”. L’indebitamento delle famiglie italiane si limita infatti al 5 per cento della loro ricchezza a fronte di quote comprese fra il 20 e il 25 per cento di Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Le famiglie con mutui in sofferenza sono pari all’1,7 per cento e non mostrano preoccupanti segnali di crescita nell’ultimo biennio, dice lo studio. Il graduale incremento dei tassi potrà al limite influenzare marginalmente la domanda di case per investimento. Nel complesso il 2006 ha mostrato ancora una volta un andamento di crescita dei prezzi e dei canoni di locazione non solo in corrispondenza dei maggiori centri urbani, ma anche nelle realtà di provincia.