Usa ed Europa stanno causando squilibri valutari e sul debito

14 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Si complica la situazione internazionale, a soli 15 giorni da quando il mercato era pronto a convincersi che le manovre di stimolo performate negli Stati Uniti, etichettate come QE2, erano terminate e progressivamente si sarebbero dismesse del tutto.

Non si è scelto di interrompere subito i reinvestimenti dei flussi di pagamenti ricevuti sui titoli in possesso della Fed proprio per far sì che gli stimoli continuassero, anche se in misura molto minore rispetto a quando il QE2 era in atto, in modo tale da dare sostegno all’economia, soprattutto con l’obiettivo di aiutare la situazione occupazionale americana, che a catena potrebbe aiutare a sistemare le cose.

L’altro ieri sono state pubblicate le minute dell’ultimo meeting del FOMC, dalle quali si è evinto un contrasto all’interno del comitato proprio sul tema stimoli monetari, e tutto questo dopo aver registrato soltanto un mese cattivo dal punto di vista dell’occupazione (maggio con poco più di 50k posti di lavoro creati).

Come sappiamo, venerdì sono stati rilasciati dati pessimi sul mercato del lavoro a stelle e strisce, il che ha fornito a Bernanke uno strumento in più di valutazione a supporto delle prossime mosse dell’istituto centrale. Ieri, nel report semestrale sulla politica monetaria recitato dal numero uno della Fed, non si è lasciato spazio ad interpretazioni. Se necessario (dati sull’occupazione che non migliorano, vendite al dettaglio ferme e dati sulla fiducia non convincenti, tutte cose oltre che possibili, probabili), non si tentennerà e si metteranno in campo dei nuovi stimoli monetari a sostegno dell’economia.

Il QE3 non è dunque da catalogare sui libri di storia come la manovra che avrebbe potuto essere stata messa in atto, ma potrebbe diventare la terza tranche di stimoli quantitativi messi in campo dalla Fed in quel lontano 2011, dove il mondo economico (e non solo) non se la viveva tanto bene.

Secondo Bernanke esistono tre strade percorribili per aumentare gli stimoli: 1) mantenere i tassi bassi per un periodo molto esteso di tempo (soluzione che non ci piace in quanto il mantenere bassi i tassi ancora per molto, senza agire su qualche altro fattore, abbiamo visto come non aiuti in maniera particolare la ripresa. 2) acquistare un maggior numero di asset (quindi mettere in campo nuova liquidità non sterilizzata che nel lungo periodo andrà inevitabilmente a pesare sul buck) 3) tagliare i tassi di interesse pagati alle banche sui depositi overnight presso la Fed in modo tale da incoraggiare gli istituti bancari a concedere maggiore credito alle imprese (questa è un’ottima idea, che se supportata dalla fiducia degli imprenditori potrebbe avere risvolti positivi, il problema è che, ora come ora, in pochi se la sentono ad investire).

Oltre a tutto ciò, che va a togliere voglia di comprare dollari, occorre tener presente la situazione debitoria degli Stati Uniti e le discussioni che stanno avvenendo proprio in questi giorni in Senato, dove i Repubblicani stanno sostenendo che occorre soltanto tagliare in maniera massiccia le spese senza dover giocoforza aumentare le tasse, il tutto per raggiungere i 4000 miliardi in 10 anni di tempo, prospettati da Obama.

Tensioni anche su questo fronte, accompagnate dai problemi sovrani sul debito europeo e da molti squilibri valutari (e non solo, basta guardare un grafico dell’oro per capirlo) che stanno interessando soprattutto le valute rifugio. A tal proposito, è molto probabile che la Banca Centrale del Giappone abbia alzato i telefoni stamattina per chiedere qualche prezzo su UsdJpy, e per quanto riguarda eventuali interventi sul mercato, essi sono possibili da un momento all’altro, l’unica discriminante potrebbe essere la paura da parte dell’istituto centrale di avere poca efficacia (come spesso, se non sempre ultimamente, accade) se non coordinata con le altre banche G7.

Diamo ora uno sguardo alla situazione tecnica del cambio eurodollaro. Da ieri mattina abbiamo potuto assistere ad una grande volatilità dei prezzi, tale da permettere di rivedere livelli oltre 1.42. Andando con ordine, il superamento della linea di tendenza di breve che transitava a 1.4050, a cui abbiamo fatto corrispondere la neckline di una figura di testa spalle lievemente “sporcato” nella seconda spalla, ha favorito una buona ripresa dell’euro articolatasi in due riprese.

Durante la seconda, dopo un perfetto pullback del punto di rottura a 1.4050, il cambio ha subito una tale spinta da compiere un balzo di più di 200 punti in 10 ore, sino alla sera. Ora ci troviamo con i prezzi di nuovo al di sopra di 1.4180-1.42, rientrati quindi all’interno di quella linea di tendenza positiva di lungo che era stata interrotta tre giorni fa. Questo dovrebbe semplificare un’analisi anche se in realtà la complica e non di poco, andando ad allargare il campo di analisi.

L’unico spunto attuale sembra arrivare dal massimo raggiunto ieri sera, 1.4275, alla cui rottura potrebbero scatenarsi ulteriori acquisti (data la coincidenza con la rottura della media mobile esponenziale di lungo su grafico con candele a 4 ore). Occhi puntati alle nuove dichiarazioni che via via saranno pubblicate con la speranza, per vedere un euro ancora più in ripresa, che il Governo italiano ce la faccia ad approvare la finanziaria entro domani.

Si fa davvero interessante la situazione sul cambio UsdJpy. Stavamo per scrivere che non vi sono speranze per il cambio, se non un aiuto esterno, ed ecco che i prezzi sono saliti di un centinaio di pip in qualche istante. Quello che possiamo aggiungere, non avendo evidentemente ancora compreso cosa sia successo (un’idea l’abbiamo…), è che la massima attenzione andrà rivolta al doppio minimo evidenziato a 78.45 così come all’area di congestione di massimo posta a 79.60.

Vediamo ora il cambio EurJpy, che dal doppio minimo di ieri notte ha percorso un’ottima strada rialzista. Ci siamo, grazie a questo, avvicinati sempre di più al livello di resistenza, che possiamo stimare essere a 113.50, livello di precedente rottura ribassista visto ad inizio settimana. Nel frattempo è possibile però individuare un altro livello, passante a 112.90, a cui troviamo coincidenza di massimi durante la fase di discesa di tre giorni fa, oltre che il transito della media mobile di lungo periodo su di un grafico con candele orarie.

Anche il cable ha beneficiato della debolezza del dollaro per riportarsi al di sopra di livelli giudicati importanti. Seppur allo stato attuale sia stato visto un ritracciamento, nella notte abbiamo osservato il superamento di 1.6150, il livello dove transita la linea di tendenza positiva che ha contribuito alla nostra operatività da fine giugno. Consideriamo ancora quello appena indicato come livello di resistenza, così come il supporto potrebbe trovarsi a 1.6080.

Guardiamo ora al cambio EurGbp per notare, con interesse, come il livello di resistenza posto a 0.8840 si sia rivelato importante anche per tutta la giornata di ieri. Continuiamo a giudicare questo come possibile livello di breakout rialzista, guardando invece a 0.8785, nel breve, come supporto dinamico.

Concludiamo con il franco svizzero che, nonostante si possa osservare un ritorno sulla moneta unica, non ha perso occasione per mostrare nuovi massimi.

Il cambio EurChf è giunto oltre le peggiori attese, andando nella notte appena conclusa a registrare un nuovo minimo a 1.1490. Difficile in questo caso andare ad anticipare una ripresa. Quello che si nota è un accenno di congestione nei pressi di 1.1570, utile per qualcosa molto di breve.

Anche il cambio UsdChf ha mostrato un nuovo minimo, 0.8075 ed anche in questo caso non appare semplice il compito di prevedere una ripresa. In questo caso il primo livello di resistenza si trova a 0.8180.

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