Usa: Dollaro visto in calo, crisi in vista

16 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Gli investitori non statunitensi probabilmente smetteranno di aumentare le proprie posizioni denominate in dollari, provocando un indebolimento del biglietto verde. E’ la tesi di Robert E. Rubin, il segretario al Tesoro più longevo degli Stati Uniti, che serve nel governo del presidente Bill Clinton, e di Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve, la Banca centrale Usa.
“Se il Governo Usa non riuscirà a ridurre il suo deficit di bilancio, banche centrali, hedge fund e altri investitori che finora hanno comprato titoli Usa potrebbero spaventarsi”, afferma Rubin a Bllomberg News. Volcker, da parte sua, dichiara che le necessità di finanziamento Usa sollevano il rischio di una “crisi” del dollaro, già nei prossimi due anni e mezzo.
“Sembra quasi inconcepibile che questa situazione continuerà a tempo indefinito,” dichiara Rubin, che attualmente presiede il comitato esecutivo di Citigroup Inc., in un messaggio video-registrato per una cena che si tiene ieri sera a New York sotto gli auspici della Concord Coalition.
Rubin, 68 anni, segretario al Tesoro dal gennaio 1995 al luglio 1999, partecipa all’ideazione delle politiche economiche che nel 1998 consentono a Clinton di realizzare il primo attivo di bilancio Usa in quasi trent’anni.
Il valore del dollaro, calcolato in base all’andamento delle valute dei maggiori partner commerciali degli Usa, sale del 14 per cento durante il suo mandato. La valuta Usa si indebolisce negli ultimi anni, in parte a causa del timore che il Paese non riuscirà a calamitare capitali sufficienti per finanziare la propria spesa. L’indice valutario della Fed sull’andamento del dollaro perde il 27 per cento dal dicembre 2001.
“E’ incredibile che la gente abbia continuato a tenere dollari così a lungo,” afferma Volcker a una tavola rotonda nell’ambito dell’evento organizzato dalla Concord Coalition. “Ad un certo punto, si arriverà a una situazione in cui la gente ne avrà abbastanza,” sottolinea, aggiungendo di non sentirsela di “estendere” oltre i prossimi due anni e mezzo il termine per l’inizio di una crisi.
Gli investitori non statunitensi detengono attualmente metà dei 4.300 miliardi di dollari di titoli di Stato Usa in circolazione. Il deficit di bilancio statunitense deve essere affrontato adesso, perché il Paese, fra appena cinque anni, si troverà ad affrontare una “rapida accelerazione” della spesa sociale legata all’assistenza sanitaria e previdenziale, prosegue Rubin, secondo il quale la nuova maggioranza democratica al Congresso e l’attuale presidente, George W. Bush, farebbero bene ad aumentare le tasse per ridurre il disavanzo.