USA: DISOCCUPAZIONE AL 9.7%, PEGGIO DEL PREVISTO

4 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Nel mese di agosto l’occupazione nel settore non agricolo negli Stati Uniti e’ diminuita di 213 mila unita’. Gli analisti prevedevano un valore di -230 mila, quindi il dato e’ migliore delle stime. Il tasso di disoccupazione e’ stato del 9.7%, salendo dal 9.4% di luglio, la prima volta da aprile 2008 in cui la cifra era diminuita, sui massimi degli ultimi 26 anni, cioe’ da giugno 1983. Cio’ significa che la peggior recessione degli ultimi 70 anni non ha intenzione di allentare la morsa sull’economia americana.

I dati sono stati resi noti dal Dipartimento del Lavoro.

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Gli analisti si aspettavano in media una perdita di 230 mila posti dopo il calo di 247 mila del mese precedente, poi rivisto a -276 mila.

Le ore di lavoro settimanali sono state in media pari a 33.1, in perfetta sintonia sia con il dato di luglio che con le stime. Gli stipendi medi all’ora sono risultati in rialzo dello +0.3% rispetto al mese precedente, a fronte del consensus per un +0.1%. Su base annuale il dato e’ in crescita del 2.6% rispetto a agosto 2008, rispetto alle stime degli economisti per un progresso del 2.2%.

Una situazione terribile. Cosi’ il numero uno del consiglio economico degli advisor della Casa Bianca commenta i dati sulla disoccupazione.

“Quello che stiamo imparando e’ che il ritmo della perdita di posti di lavoro sta rallentando”, sottolinea David Rosenberg, chief economist di Gluskin Sheff & Associates, in un’intervista rilasciata alla Radio di Bloomberg. “L’economia non e’ piu’ pronta a scoppiare da un momento all’altro, tuttavia continua a perdere posti di lavoro e il tasso e’ tornato a crescere. Saranno condizioni veramente difficili per i consumatori”.

Secondo l’economista Nouriel Roubini in America il tasso di disoccupazione potrebber arrivare al 10%, cosi’ come potrebbe avvenire anche negli altri Paesi piu’ sviluppati. “Troppi continuano a sperare che sia finita, che le condizioni del mercato finanziario siano buone e che le banche vadano bene, quando invece bisogna essere consapevoli dei pericoli”. Uno di questi riguarda proprio il ‘malessere sociale’ legato alla disoccupazione.

Roubini ha inoltre invitato a fare attenzione sulla tempistica della exit strategy, perche’ cambiare troppo presto le politiche di incentivazione che ci sono ora potrebbe essere pericoloso, cosi’ come mantenerle troppo a lungo. ”Oltre a me c’e’ una lunga lista di economisti – ricorda Roubini parlando della crisi – che avevano sottolineato i rischi per la sostenibilita’ finanziaria delle politiche e dei bilanci ma la maggior parte delle persone non si e’ resa conto del problema perche’ vivevamo in una bolla che e’ cresciuta ed ora scoppiata’.