USA, DENARO
PIU’ CARO
A PICCOLI PASSI

11 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Nuovo record del petrolio, che a New York ha superato la soglia dei 45 dollari, per poi ripiegare a 44,52 dollari al barile. Un livello che continua a tenere in mercati in tensione. E ieri, persino la Federal Reserve ha ammesso che nella ripresa dell’economia Usa qualcosa si è inceppato, a causa del rincaro del greggio. Ma per il presidente Alan Greenspan si tratta di un fenomeno temporaneo. E ieri ha deciso così di aumentare il costo del denaro, portando i tassi dei Fed funds all’1,5%, dall’1,25% precedente (vedi TASSI USA: LA FED LI ALZA DELLO 0,25%). E’ il secondo rialzo consecutivo deciso dalla Fed, che già alla fine di giugno aveva ritoccato i tassi dello 0,25% per la prima volta, dopo quattro anni di espansione monetaria. Ora il divario con i tassi europei si è ridotto allo 0,5%.

CRESCITA USA IN FRENATA – La Fed ha riconosciuto che il caro-petrolio sta influenzando l’economia Usa. In un comunicato diffuso al termine della riunione del Federal open market committee, l’organismo che decide i livelli dei tassi americani, viene spiegato che «la crescita produttiva è aumentata in modo moderato» e «il mercato del lavoro ha subito un rallentamento». La causa è appunto «un sostanziale aumento dei prezzi dell’energia». Per la Fed la corsa del greggio rappresenterebbe però solo una fiammata temporanea.

Il presidente Alan Greenspan ha infatti deciso di non cambiare strategia di politica monetaria, proseguendo nel graduale rialzo del costo del denaro, che ieri è stato portato all’1,5%, dopo il ritocco dello 0,25% deciso a fine giugno. E l’intenzione è di continuare su questa strada. Nel comunicato che ha accompagnato la decisione di Greenspan, viene infatti spiegato che la politica della Fed resterà «accomodante», e «insieme a una robusta crescita di fondo della produttività, fornirà sostegno all’attività economica Usa».

Uno scenario che non sconterebbe dunque ulteriori rallentamenti dell’economia. Anche se Greenspan si è voluto lasciare una porta aperta. La Fed, infatti, non ha escluso un cambiamento della politica monetaria «se dovesse mutare lo scenario economico». Questo potrebbe voler dire che alla prossima riunione del Fomc a settembre, i tassi resterebbero fermi.

Wall Street ha accolto il ritocco dei tassi con un rialzo del Dow Jones dell’1,3% mentre il Nasdaq ha guadagnato l’1,9%. Ha frenato invece il petrolio, che era schizzato oltre i 45 dollari al barile, segnando un nuovo record. La ripresa della produzione dei pozzi a Sud dell’Iraq e la revisione al ribasso dell’Eia, l’agenzia Usa per l’energia, della domanda statunitense (-0,08 milioni a 20,52 milioni di barili al giorno) e mondiale (-0,01 milioni a 81,4 milioni di barili al giorno) per il terzo trimestre, ha fatto poi fatto scendere le quotazioni a 44,52 dollari.

EUROPA IN RIPRESA – In Europa, intanto, è tornato l’ottimismo, e la fiducia sulla ripresa economica in Eurolandia. L’indice tedesco, Ifo, che misura il clima economico nella zona euro, per il terzo trimestre dell’anno è risultato in aumento. A luglio ha toccato i 96,6 punti, dagli 89,9 del precedente rilevamento che aveva evidenziato un netto calo della fiducia. L’Ifo di luglio è allo stesso livello di inizio 2001, ed è superiore al valore medio dell’indice registrato nel periodo 1990-2003, che è di 90 punti.

Il presidente dell’istituto di ricerca tedesco, Hans-Werner Sinn, ha spiegato che «la ripresa congiunturale si rafforzerà leggermente nei prossimi mesi», ma che intanto è migliorata anche la situazione attuale dell’economia. Il relativo sottoindice, infatti, ha segnato a luglio un balzo da 63,6 a 76,6 punti. La fiducia nella ripresa, tuttavia, non è uguale in tutti i Paesi dell’Ue. Le indagini dell’istituto tedesco hanno riscontrato un clima molto positivo in Irlanda, Spagna e Finlandia. Un po’ più tiepido, invece, in Grecia, Belgio e Austria, mentre in Francia la situazione non sarebbe ancora soddisfacente. Inferiore alla media dell’area euro, il giudizio sulla situazione attuale fornito da Olanda, Portogallo, Germania e Italia.

Restando alla Germania, ieri l’istituto di statistica Diw ha diffuso i dati sulla bilancia commerciale a giugno. L’export è aumentato del 16,1% a quota 63 miliardi di euro, mentre le importazioni sono cresciute del 10,7% a 43 miliardi. In realtà, depurate da fattori stagionali, le esportazioni tedesche sarebbero diminuite a luglio del 5,8% rispetto a un anno fa, e le importazioni scese del 4,7%. La bilancia commerciale con l’estero ha registrato invece un avanzo di 14,7 miliardi, più ampio di quello del giugno 2003.

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