Usa: dati sul lavoro truccati per anni

20 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – È stata aperta un’indagine per verificare la veridicità di un articolo che sostiene che alcuni numeri delle previsioni governative sul lavoro sono stati manipolati dal 2010, compresi quelli pubblicati durante la campagna presidenziale del 2012.

Secondo i documenti dell’Ufficio del Censimento di cui è venuto in possesso il New York Post, un impiegato della regione di Philadelphia sarebbe stato colto in fallo mentre modificava i dati che hanno poi contribuito a stilare uno dei report mensili sulla disoccupazione nel 2010.

Il Census Bureau americano compila i dati per la parte del sondaggio relativa ai nuclei familiari regionali che poi finisce nel report finale del Dipartimento del Lavoro.

L’altra parte del report è il sondaggio sul numero di assunzioni compilato dall’Ufficio di Statistica con l’assistenza dei singoli Stati e con le informazioni pubblicate dalle società mese per mese.

I dipendenti del Bureau come Julius Buckmon – che ha condotto interviste nella regione di Philadelphia tre volte più dei suoi colleghi – devono ottenere un certo successo nel loro lavoro. Il 90% delle famiglie cercate deve rispondere alle domande del sondaggio, perché il dipendente possa riportare i risultati sul grado di occupazione.

Buckmon ha dichiarato al Post che non c’erano regale chiare su come andava gestita una situazione in cui la gente non rispondeva al telefono o al campanello della porta di casa. Ciononostante, andavano trovate 9 famiglie su 10 disponibili.

Ecco perché ha manipolato i risultati del sondaggio, creando gente fittizia con un impiego, un atto che potrebbe aver contribuito per anni ad abbassare i livelli del tasso di disoccupazione.

Ci sono sei regioni dalle quali i dati sono rilevati per il sondaggio del Census. Le areee di Philadelphia e New York non hanno raccolto il numero sufficiente di statistiche e Buckmon sostiene che gli è stato detto di inventasi i dati di sana pianta.

“Si è trattato di una conversazione telefonica. Non mi ricordo le parole esatte, ma era qualcosa del tipo “vai avanti lo stesso, inventale per far si che venga fuori quello che era in realtà”.

L’articolo del New York Post non dice se sono le falsificazioni di Buckmon ad aver portato all’azione legale. Il Dipartimento del Lavoro sostiene di non essere mai stato informato circa l’infrazione.

La fonte anomina che ha fornito i documenti al Post dice che la pratica è più estesa, che non si ferma solo a un dipendente e che va avanti ancora oggi. Viene citata anche l’elezione presidenziale del 2012, quando il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi di 44 mesi proprio prima di inizio novembre.

The Atlantic sottolinea che se il Census avesse falsificato i dati, il trend divergerebbe maggiormanete dal sondaggio sul numero di persone occupate che solitamente accompagna il report occupazionale governativo.

“Seondo i sondaggi effettuati sulle buste paga, la crescita di posti di lavoro è stata in media dello 0,1% per mese dal 2010 alle elezioni”, si legge sul magazine.

Il sondaggio sul tasso di occupazione tra i nuclei familiari regione per regione, invece – ovvero quello chiamato in causa dalla fonte – “mostra una crescita del lavoro un po’ più alta del reporto occupazionale ufficiale del 2012, ma una crescita leggermente più bassa nel 2011″.

Ciò significa che se il sondaggio sulle famiglie fosse veramente falsificato costantemente, l’impatto sarebbe stato più lineare e più ampio”. Così quasi non si nota.

L’indagine è condotta dall’ispettore generale del Dipartimento del Commerco, l’agenzia federale incaricata di controllare il Census Bureau americano.