USA: DATI ECONOMICI INAFFIDABILI?

23 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

La revisione repentina da parte del Conference Board del superindice relativo al mese di febbraio – comunicato giovedi’ in prima mattina al -0,3% e ripubblicato un’ora e mezzo dopo al -0,2% – alimenta le polemiche che interessano i dati macroeconomici diffusi da istituti di ricerca privati, a cui gli investitori guardano con lo stesso interesse con cui guardano a quelli rilasciati da fonti governative.

Solo all’inizio del mese la National Association of Realtors, l’associazione americana degli agenti immobiliari, aveva fatto sapere che per un errore dovuto al cosiddetto ‘millennium bug’ sara’ costretta a rivedere tutti i dati relativi al mercato immobiliare rilasciati negli ultimi tre anni.

Le polemiche tuttavia, non riguardano solo l’affidabilita’ dei dati diffusi e il controllo sulle societa’ di ricerca private, ma anche il modo in cui tali dati vengono diffusi.

L’esempio piu’ lampante e’ l’indice sulla fiducia dei consumatori negli USA rilasciato dall’Universita’ del Michigan, il cosiddetto ‘Michigan Sentiment’. Il dato – diffuso a meta’ mese e alla fine del mese – e’ tenuto in grande considerazione dagli investitori, ma viene spedito unicamente agli abbonati.

Le agenzia di stampa in realta’ comunicano esclusivamente il dato – che di per se viene reso noto sotto forma di comunicato stampa – senza pero’ poter fare riferimento agli altri indicatori contenuti nel rapporto integrale.

In un periodo come quello attuale di forte rallentamento dell’economia i mercati prestano molta attenzione ai dati sulla fiducia dei consumatori e quello dell’Universita’ del Michigan e’ uno dei primi a essere diffusi. Nonostante l’importanza attribuita al rapporto, l’Universita’ si e’ sempre rifiutata di pubblicarlo allo stesso tempo in cui viene spedito ai sottoscrittori.

Le polemiche tuttavia non si fermano qui e nel passato hanno interessato anche enti pubblici. In settembre infatti il dipartimento del Lavoro USA aveva fatto sapere che i dati sull’inflazione diffusi nei mesi precedenti erano incorretti a causa di un errore ai sistemi computerizzati.

Dopo aver ammesso con un certo imbarazzo l’accaduto, il dipartimento del Lavoro aveva poi fornito i dati corretti il giorno sucessivo.

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