Usa, creati solo 98 mila posti di lavoro: Borse giù

7 Aprile 2017, di Daniele Chicca

Soltanto 98 mila posti di lavoro sono stati creati a marzo negli Stati Uniti, aumentando le pressioni sulla Casa Bianca e sulla Federal Reserve. Deluse le attese del mercato. Il dato è il più basso da maggio 2016. Il tasso di disoccupazione è invece stato migliore del previsto, scendendo al 4,5%, i minimi da maggio 2007. Dollaro e azionario accusano il colpo sui mercati.

Le stime degli economisti interpellati da Bloomberg erano per un risultato pari a +185 mila posti di lavoro il mese scorso, il dato più basso dell’anno dopo i 219 mila posti creati a febbraio e i 216 mila nuovi impieghi di gennaio (entrambi i dati sono stati rivisti al ribasso di 38 mila unità complessive). Quanto al tasso di disoccupazione, le stime erano per un valore invariato al 4,7%, stesso livello mantenuto fin qui tutto l’anno.

I salari orari medi, il vero punto debole del report negli ultimi anni, sono aumentati del 2,7% su base annuale in linea con le attese e poco sotto il +2,8% visto a febbraio. Su base mensile la variazione è stata quella attesa, per un incremento dello 0,2%, dopo il +0,2% di febbraio e il +0,3% di gennaio. Quanto al tasso di partecipazione alla forza lavoro, la percentuale di americani è rimasta invariata al 63%.

Il consulente di Janus Capital Bill Gross ha definito in diretta su Bloomberg Tv “deboli” i dati del report, che potrebbero essere indice di un trend negativo. Secondo l’ex Ceo di PIMCO le autorità dovrebbero concentrarsi sulla crescita della produttività, che da un po’ è ferma intorno all’1%. Secondo Mohamed El-Erian, l’altro ex AD del fondo obbligazionario numero uno al mondo, ora al soldo di Allianz, è meglio pensarci due volte prima di andare lunghi in Borsa.

Sui mercati quando manca meno di un’ora all’avvio di Wall Street, i future sui principali indici di Borsa scambiano in calo, aggravano le perdite iniziali. Euro vira in positivo dopo che scambiava in lieve ribasso sul dollaro, rendimenti dei Treasuries a 10 anni al 2,29%, in flessione di cinque punti base. Prima della pubblicazione del report i Titoli di Stato di riferimento americani rendevano il 2,31%. Il due anni cede due punti base.

Le attese degli economisti interpellati da Bloomberg erano per un risultato pari a +185 mila posti di lavoro il mese scorso, il dato più basso dell’anno dopo i 235 mila posti creati a febbraio e i 227 mila nuovi impieghi di gennaio.

Quanto al tasso di disoccupazione, le stime erano per un valore invariato al 4,7%, stesso livello mantenuto fin qui tutto l’anno. Sui salari orari medi, il vero punto debole del report negli ultimi anni, le stime erano per un incremento dello 0,2%, dopo il +0,2% di febbraio e il +0,3% di gennaio.

Delle grandi banche d’affari una delle più pessimiste e quindi una di quelle che ci era andata più vicino era stata Goldman Sachs, che si aspettava un dato ancora più negativo della media: 170 mila nuovi posti di lavoro.

Gli analisti della big di Wall Street citavano tra i potenziali fattori di rischio al ribasso citavano “il tempo insolitamente magnanimo di febbraio che ha contribuito alla crescita di altri 30-50 mila posti di lavoro e che potrebbe invece avere un impatto negativo su marzo di almeno 30-60 mila unità”.

Prima della pubblicazione del report occupazionale, le statistiche sulla World Interest Rate Probability fornite da Bloomberg davano al 66,5% le chance di un rialzo dei tassi della Fed a giugno. Ora le possibilità di una stretta monetaria tra due mesi sono scese al 60%.