USA: CLAMOROSO, 126.000 NUOVI POSTI DI LAVORO!

7 Novembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Nel settore non agricolo sono stati creati 126.000 posti di lavoro. Il valore e’ nettamente migliore delle stime del mercato che si attendeva una crescita di 65 mila unita’. E’ stato rivisto al rialzo anche il dato di settembre (dalla crescita di 57.000 al +125.000 di oggi) e quello di agosto (dal calo originario di 41.000 posti di lavoro ad un incremento di 35.000 unita’).

Negli ultimi tre mesi il sistema economico americano sarebbe qundi stato in grado di generare 285.000 nuovi posti di lavoro.

Il settore manifatturiero che continua ad avere una emorragia netta di posti di lavoro, ha ridotto comunque il ritmo del calo.

Bene il settore professionale e quello dei servizi alle imprese. Forte il contributo derivante dal lavoro temporaneo che da aprile ha aggiunto 150.000 nuovi posti di lavoro.

Rimane in leggero calo oltre al settore manifatturiero quello finanziario dove il calo delle richieste di mutui ha spinto le banche a ridurre di 10.000 unita’ le posizioni che coprono il segmanto dell’intermediazione creditizia.

Nel mese di ottobre il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti si e’ attestato al 6,0%, migliore delle stime di mercato del 6,1%. Il dato e’ ai minimi dall’aprile scorso. Nel mese di settembre il dato si era attestato al 6,1%.

Il numero di ore lavorate e’ cresciuto dello 0,4%, raggiungendo i livelli del gennaio scorso.

Lo ha reso noto il Dipartimento del Lavoro.

Per chi fosse interessato a come viene calcolato questo importante dato macroeconomico: Come leggere i dati sul mercato del lavoro USA

Il quadro totale che esce da questi numeri e’ quello di un’economia nettamente fuori dalla recessione. Rimangono certamente dei dubbi sulla sostenibilita’ del ciclo favorevole nel lungo periodo. Adesso pero’ i pericoli di un sistema economico sovrastimolato si fanno piu’ pressanti.

Chi ieri aveva visto nelle parole di Greenspan che si era detto vigile sul fronte del livello dei prezzi il vero fulcro del discorso, ha probabilmente colpito nel segno.

I tagli alle tasse, e il costo del denaro ai minimi del secolo hanno fatto il loro dovere. Adesso si tratta di capire come e quando si comincera’ a tornare indietro. La massa monetaria in Europa e negli USA deve ricominciare a rallentare.

A soffrire in questo contesto saranno ovviamente i titoli di Stato, con le scadenze lunghe che probabilmente hanno almeno in parte gia’ scontato questo scenario. La pendenza della yield curve non dovrebbe destare preoccupazioni e secondo gli operatori almeno per quanto riguarda il dollaro rimarra al di sotto del record di 275,3 punti base (spread 2 – 10 anni) fatto segnare nelle ultime 52 settimane.

Piu’ svantaggiate invece le scadenze intermedie dove il 5 anni in dollari aveva resistito meglio degli altri essendo considerato una sorte di safe haven dagli operatori.

Sul comparto equity dovrebbe tornare l’attenzione sui settori strutturalmente piu’ indebitati come le utility che hanno lo svantaggio di un dividendo e un pay out ratio elevato. Gli investitori tenderanno ad orientarsi verso opportunita’ piu’ in grado di sfruttare il buon momentum del ciclo economico.

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