Usa: cessato allarme debito. Repubblicani sconfitti

17 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Gli Stati Uniti e il mondo intero possono tirare finalmente un sospiro di sollievo. L’accordo in extremis, per evitare il default Usa, c’è stato, con le indiscrezioni che si sono rincorse già nel pomeriggio di ieri.

L’intesa per porre fine allo shutdown del governo federale iniziato lo scorso 1° ottobre e per innalzare il tetto sul debito Usa è passata al Senato guidato dai Democratici con 81 voti favorevoli e 18 contrari e poi alla Camera a maggioranza repubblicana con 285 voti favorevoli e 144 voti contrari.

In base ai termini dell’accordo, il tetto sul debito è stato sospeso fino al 7 febbraio, mentre al governo è stato conferito il potere di spesa fino al prossimo 15 gennaio del 2014.

“Basta scontri, sono pronto a lavorare con tutti”, ha detto il presidente americano Barack Obama. Il peggio è stato scongiurato con il voto alla Camera, dopo quello al Senato, alle 22.12 di ieri sera, le 4:12 di stamattina in Italia.

Tuttavia, non c’è molto da festeggiare. L’agenzia di rating Standard & Poor’s prevede che la chiusura del governo è costata all’economia Usa almeno $24 miliardi con una incidenza sul pil del quarto trimestre -0,6%. Di conseguenza, S&P ha tagliato le stime sul Pil da +3% a +2% per questo anno.
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Catastrofe scampata. Accordo raggiunto. Lo Speaker della Camera John Boehner porterà il piano del Senato al Congresso, dove il testo dovrebbe passare con i voti dei Democratici, scongiurando il default delle finanze pubbliche.

A riferirlo sono fonti del Senato a Robert Costa, giornalista di National Reviews e collaboratore dell’emittente CNBC, che ha annunciato lo scoop con un Tweet.

L’idea del presidente della Camera, Repubblicano, è quella di lasciare che la Camera dei Rappresentanti voti oggi per la prima volta il testo preparato dal Senato, dove i Democratici hanno la maggioranza, e così innalzare il tetto del debito, cominciando ad aprire i rubinetti dei finanziamenti pubblici al Governo, sbloccando di fatto la paralisi federale.

La proposta passerà, dunque, anche se i conservatori alla Camera non saranno d’accordo. Se dovessero obiettare, significherà che per il passaggio del testo diventeranno decisivi i voti del leader di minoranza Nancy Pelosi e dei deputati Democratici.

“Boehner avrà bisogno dei voti di Pelosi”, ha spiegato un consulente del partito Democratico a conoscenza delle negoziazioni in corso tra i due partiti stamattina.

Ma ora l’accordo viene considerato cosa fatta dagli investitori e per il momento l’azionario sale. Ma quando i mercati digeranno la notizia non si sa come Wall Street e gli investitori potranno reagire. I principali indici di Borsa avanzano di oltre un punto percentuale.

L’incertezza sulla capacità del governo Usa di evitare il default ha spinto ieri Fitch ha annunciare che potrebbe tagliare il rating statunitense dall’attuale tripla A.

Il dibattito sui limiti all’indebitamento è al centro dello scontro fra Democratici e Repubblicani sulla riforma sanitaria imposta dal presidente Obama.
Ma il succo die questi giorni di crisi e’ contenuto nel commento di Bohner ad una radio dell’Ohio: “Abbiamo combattuto una bella battaglia, ma non non labbiamo vinta”.

Infatti la rigida strategia del Tea Party, l’ala estremista del partito repubblicano, non ha portato assolutamente a nulla: la riforma sanitaria di Obama e’ rimasta intoccata, l’economia degli Stati Uniti ha perso in questi 16 giorni di “chiusura” del governo in totale $24 miliardi, stando ai calcoli piu’ recenti, inoltre il GOP e’ ormai spaccato tra un centro moderato che rischia di perdere le prossime elezioni e una fazione all’estrema destra che dice sempre e soltanto NO, senza compromessi, e ha rischiato di far andare gli Stati Uniti in default, il che avrebbe innescato una crisi finanziaria globale senza precedenti.