USA: C’E’ IL DEFICIT? GREENSPAN SE NE INFISCHIA

30 Ottobre 2003, di Redazione Wall Street Italia

La Federal Reserve ha tenuto invariato il tasso di interesse all’1 per cento nonostante il grosso deficit del bilancio federale e l’avvio, negli Usa, di una ripresa economica che, fra breve potrebbe farsi robusta e generare qualche tensione inflazionistica.

I teorici della moneta sostengono che gli effetti sull’inflazione delle decisioni sui tassi sono sfasate di almeno sei mesi. Ne deriva conseguentemente che le banche centrali alle quali sta a cuore combattere l’inflazione debbono aumentare i tassi con sei mesi di anticipo, per evitare di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Greenspan s’è rifiutato di seguire sia il precetto che occorre stringere un po’ la politica monetaria, quando la politica fiscale è troppo permissiva dato l’elevato deficit di bilancio, sia il principio che la politica monetaria deve agire d’anticipo. Ha spiegato che il maggior pericolo in cui si trovano gli Usa attualmente non è un’inflazione alta, ma una “troppo bassa”: che potrebbe tramutarsi in una tendenza dei prezzi a scendere, così da indurre i consumatori a non spendere, per comperare in futuro a migliori condizioni.

Sui mercati si era diffusa la voce che per questa volta la Fed non avrebbe aumentato i tassi, ma che la sua linea sarebbe cambiata non appena la congiuntura si fosse irrobustita. Greenspan, affermando che la Fed teme di più la deflazione che l’inflazione, ha voluto assicurare gli operatori che la decisione di non aumentare i tassi è destinata a durare. Così incoraggia la ripresa, mettendo nel conto e con un rischio calcolato che i prezzi potrebbero aumentare in futuro più di quanto sia in astratto desiderabile.

In Europa bisognerebbe ragionare col pragmatismo di Greenspan. E’ vero che i prezzi al consumo in questi due anni, hanno avuto aumenti notevoli. Ma ciò è dovuto al passaggio dalle monete nazionali all’euro, un fenomeno i cui effetti si sono già esauriti. Le statistiche ufficiali tendono a dimostrare l’opposto, perché fanno emergere mano a mano i rincari, che non avevano prima registrato. L’economia europea ha più bisogno di stimoli rispetto agli Usa. Serve il coraggio del vecchio Greenspan. Ma il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare.

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