USA: BUYBACK POSSONO INDICARE RIPRESA ECONOMIA

18 Maggio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Spesso le aziende hanno adottato strategie di riacquisto azionario, o buyback, per dare una spinta al proprio titolo. Ora, invece, nonostante un elevato numero di titoli venga scambiato ben al di sotto dei massimi, i buyback sono a uno dei livelli piu’ bassi dell’ultimo decennio.

Dall’inizio dell’anno, secondo dati di Thomson Financial, solo 201 societa’ americane hanno annunciato piani di ‘buyback’, pari a un calo del 44% sullo stesso periodo dell’anno scorso.

Sebbene i prezzi siano bassi, le societa’ cercano di evitare il riacquisto dei propri titoli quando – come ora – il mercato stenta a riprendersi e l’economia e’ debole. Questo per evitare di aggiungere nuovo debito al loro bilancio.

Il modo in cui spesso le societa’ hanno finanziato il riacquisto e’ stato infatti attraverso l’emissione di obbligazioni.

Ora l’obbiettivo sembra essere invece l’accumulo di liquidita’ piuttosto che la crescita dei prezzi azionari.

Secondo John Puchalla, economista di Moody’s Investors Service, l’apparente riluttanza delle societa’ a riacquistare il proprio titolo quest’anno e’ un’indicazione che molte aziende intendono adottare strategie finanziarie piu’ conservatrici fino a quando vedranno segni certi di una ripresa economica.

Un aumento del riacquisto azionario puo’ quindi indicare che le aziende comincino a prevedere un miglioramento dell’economia.

Nell’ultimo decennio, infatti, il maggior numero di programmi di ‘buyback’ ha preso luogo tra il 1996 e il 1999, gli anni che coincidono con il periodo di punta del mercato azionario. L’attivita’ di riacquisto – secondo dati di Thomson Financial – ha toccato i massimi nel 1998 con 1931 societa’, mentre i livelli minimi sono stati toccati nel 1991 durante l’ultima recessione con solo 438 societa’ impegnate a riacquistare le proprie azioni.

I riacquisti azionari da parte delle aziende non solo tendono a far risalire il prezzo del titolo e a generare ottimismo tra gli investitori, ma aumentano anche gli utili per azione.
Quando una societa’ riacquista il suo titolo, infatti, riduce il numero di azioni non esercitate, riducendo quindi il divisore nel calcolo degli utili per azione.

Si e’ pero’ creato un dibattito sul valore a lungo termine per gli azionisti del riacquisto azionario. Chi difende la strategia, sottolinea che il buyback indica che la societa’ prevede una crescita a lungo termine tale da giustificare l’aumento a breve termine del debito. E’ poi un modo per attrarre l’attenzione di Wall Street sulla sottovalutazione del titolo.
Alcuni operatori, pero’, commentano che spesso le societa’ riacquistano i propri titoli per poi ridistribuirli ai propri dirigenti sotto forma di stock option, annullando gli effetti benefici del programma. Alcune societa’, poi, utilizzano il riacquisto azionario per distrarre il mercato da altre cattive notizie.

Recentemente, ad esempio, Yahoo! (YHOO – Nasdaq) ha annunciato il riacquisto di $500 milioni di titoli lo stesso giorno in cui il CEO Tim Koogle dava le dimissioni.