USA: AUMENTANO I SEGNALI DI RALLENTAMENTO

13 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – Le vendite al dettaglio di marzo hanno evidenziato una variazione mensile al di sotto delle attese sia in termini generali che al netto della componente auto.
A contribuire positivamente al dato sono state le componenti materiali per costruzioni, quella energetica e quella inerente le vendite di auto. Negative invece altri importanti sottocomponenti come quella dell’abbigliamento e dell’elettronica.

Se si considera il dato al netto delle componenti auto, edilizia ed energia (ossia quelle non inserite o rilevate mediante differenti fonti nel computo del personal consumption del Pil) la variazione mensile diventa addirittura negativa e pari a -0,3%. Precisiamo che nel computo del PCE utile per il calcolo del Pil vengono considerati anche i servizi, esclusi invece dal dato pubblicato oggi.

In ogni caso, la sottocomponente calcolata come prima evidenziato segnala la possibilità di un apporto della spesa personale meno forte del previsto sul Pil. Questa considerazione, insieme con il continuo allargamento del deficit commerciale depone a favore di una possibile revisione al ribasso delle stime di crescita del PIL del primo trimestre, che prima della pubblicazione della bilancia commerciale si attestavano al 4%. Già ieri diversi analisti hanno annunciato tagli alle stime nell’ordine di circa 0,5%. Il dato di oggi potrebbe pertanto determinare un ulteriore taglio e/o un incremento del numero di analisti propensi ad una revisione al ribasso.

Sul dato odierno sulle vendite al dettaglio potrebbe aver pesato l’effetto destagionalizzazione, difficile da applicare in corrispondenza di festività non aventi cadenza fissa come il caso della scorsa Pasqua del 27 marzo. In ogni caso cominciano ad emergere i primi segnali di un possibile rallentamento dell’economia Usa o comunque di una crescita al di sotto delle ottimistiche stime attuali superiori al 3,5%.

Proprio oggi è arrivata l’ufficializzazione della revisione al rialzo della stima 2005 da parte del Fmi (da 3,5 a 3,6%) e anche dell’Ocse (da 3,3 a 3,8%). Il Fmi ha allo stesso tempo mantenuto invariate le stime sulla crescita globale 2005 al 4,3% mentre l’Ocse potrebbe limare le stime di crescita dei 30 paesi del gruppo a 2,8% da 2,9%.

Complessivamente emerge un atteggiamento degli organismi internazionali più favorevoli a rivedere al rialzo le stime Usa a fronte invece di una maggior cautela sulla crescita globale a causa soprattutto della debolezza delle economie europea e nipponica.

I dati di oggi sulle vendite al dettaglio insieme alle indicazioni spesso fornite dagli indici anticipatori potrebbero comportare un atteggiamento diverso anche per gli Usa, pur mantenendo i valori stimati sulla crescita su livelli prossimi al potenziale.
Di conseguenza, l’atteggiamento della Fed, potrebbe a maggior ragione rimanere caratterizzato dalla gradualità con possibilità di arresto della fase di rialzo nel corso del secondo semestre.

La reazione del mercato obbligazionario (con tassi ancora il calo) risulta pertanto congruente con livelli obiettivo di breve termine sul segmento decennale collocati nel range 4,25-4,30%.

Più complessa ancora una volta la dinamica sul mercato forex. Anche oggi (come ieri dopo la pubblicazione dei dati sulla bilancia commerciale) , dopo una prima fase di indebolimento del Dollaro è seguita una fase opposta. Cosa spinge gli operatori a far apprezzare il Dollaro pur in contesto in cui la Fed non sembra intenzionata ad accelerare ed i dati macro sono meno forti delle attese portando anzi a possibili revisioni al ribasso delle stime di crescita?

Verosimilmente, una delle principali ragioni risiede nell’ampio differenziale sui tassi che si è venuto a creare nelle ultime settimane, sull’attesa di una Fed più aggressiva sui tassi e sulla scia dell’ottimismo sulla crescita. Tale differenziale si sta ridimensionando, passando ad esempio sul tratto decennale dalla soglia dei 100bps agli attuali 89 bps.

Gli investitori stranieri in sostanza, in un contesto di economia Usa in lieve rallentamento o meno forte del previsto, sono maggiormente attratti dai Treasuries proprio in ragione dell’ampio differenziale dei tassi, alimentando pertanto la domanda di Dollari. Di conseguenza, la possibilità di una maggiore focalizzazione degli operatori sul tema del deficit di partite correnti, passa prima per una contrazione del differenziale dei tassi alla luce degli ultimi elementi a disposizione, comportando paradossalmente un effetto opposto sul cambio rispetto a quanto sarebbe lecito attendersi alla luce del nuovo record del deficit commerciale.

Se gli afflussi di capitali finanziari dall’estero saranno confermati dal prossimo Tic report (in pubblicazione il 15 aprile) non è da escludere un posizionamento fino alla soglia di 1,275.