USA: ARRIVANO I FUTURE SUI SETTORI

30 Agosto 2002, di Redazione Wall Street Italia

Il 23 settembre 2002 il Chicago Mercantile Exchange (CME) introdurra’ i contratti future sugli indici di settore dell’S&P500 (SPCTR indexes). I primi future ad essere quotati saranno quelli relativi ai settori tecnologico, finanziario ed energetico.

Gli indici settoriali dell’S&P500 sono sottoindici del benchmark S&P500 Stock Price Index, il cui future viene scambiato al CME dal 1982.

A spingere il CME a introdurre questi nuovi strumenti e’ stata l’importanza crescente dell’analisi settoriale. Per avere un’idea di quanto oggi i settori influenzino l’andamento della borsa e i giudizi degli analisti basta pensare che quando una societa’ comunica nouvi dati al mercato, il rating dell’80% delle aziende dello stesso settore viene rivisto dagli analisti.

Lo scopo dei contratti future, o a termine, e’ principalmente quello di consentire agli investitori di limitare il rischio relativo ad alcune posizioni (attivita’ di hedging), oppure di assumere rischi al fine di ricavare un profitto (attivita’ di speculazione).
















































FUTURE DI SETTORE
Simboli Energetico (ENG) Finanziario (FIN) Tecnologico
(TEC)
Ampiezza del contratto $125 x punto indice
Limiti di prezzo 5%, 10%, 15% e 20%
Fluttuazione del prezzo minimo (Tick) 0,10 index point o $12,50 per
contratto
Mesi del contratto Mar, giu, set, dic
Orario contrattazioni Dalle 5:30pm domenica alle 3:15pm
venerdi’
Ultimo giorno di contrattazione fino alle 8:30am della data del final
settlement
Data di Final Settlement terzo venerdi’ del mese del
contratto
Limiti di posizioni 25.000 contratti
Fonte dati: Ufficio Studi Wall Street
Italia

Il CME e’ il piu’ grande exchange degli Stati Uniti e il secondo piu’ grande del mondo per il mercato dei future e opzioni sui future. Tratta derivati principalmente in quattro aree: tassi di interesse, indici azionari, tassi di cambio e commodity.

Oltre al CME, l’importante piazza finanziaria di Chicago, ospita il Chicago Board Options Exchange (CBOE) e il Chicago Board of Trade (CBOT).

Il CBOE e’ il mercato delle opzioni piu’ grande del mondo, in quanto tratta il 60% delle opzioni globalmente scambiate.

Al CBOT si scambiano principalmente future sulle commodity, cioe’ su prodotti agricoli, come granoturco, avena, semi di soia, ed e’ il principale exchange per i future sui titoli di Stato Usa. Il CBOT, fondato nel 1886, e’ il piu’ vecchio commodity exchange degli Stati Uniti.

I tre exchange hanno costituito la joint venture One Chicago, che consente la contrattazione di future su singole azioni.

ECCO A COSA SERVONO I FUTURE SUI SETTORI

I future sui settori sono utili per investitori individuali e, soprattutto, per investitori istituzionali (hedge fund, gestori patrimoniali e arbitraggisti).

Il vantaggio di utilizzare strumenti derivati sugli indici di settore consente agli investitori di intervenire sul mercato finanziario focalizzandosi su particolari comparti.

Attraverso questi strumenti, l’investitore potra’ aumentare o ridurre la propria esposizione su determinati settori.

A titolo esemplificativo, un trader potrebbe adottare le seguenti strategie:

  • Tilt Strategy: Quella di sovrappesare/sottopesare (tilting) un portafoglio relativamente ad un particolare settore e’ una strategia molto utilizzata dai gestori di portafoglio istituzionali. Nel caso un fund manager sia particolarmente bullish su un settore, potrebbe aumentare il peso del settore in portafoglio utilizzando un future SPCTR.
  • Spread Strategy: Il trader potrebbe assumere contemporaneamente posizioni corte e posizioni lunghe rispetto ai settori. Un investitore bullish sul settore energetico e bearish su quello finanziario, ad esempio, puo’ combinare una posizione lunga sul SPCTR del primo e una simultanea posizione corta sul secondo.

Da non dimenticare poi i diversi vantaggi dei future:

  • Il processo di investimento avviene in modo piu’ immediato, in quanto non c’e’ bisogno di assemblare e trattare panieri di azioni.
  • I costi di transazione sono inferiori rispetto a quelli di un paniere di azioni.
  • Grazie all’effetto leva occorre una disponibilita’ immediata di capitale inferiore a quella necessaria operando su singole azioni. Pagando un margine che va dal 7,5% al 12% e’ possibile prendere una posizione equivalente al 100%.

*Americo Pietropaolo e’ analista di Wall Street Italia