USA: 30 STATI CONTRO L’INDUSTRIA DISCOGRAFICA

9 Agosto 2000, di Redazione Wall Street Italia

Negli Stati Uniti e’ ormai guerra aperta sul prezzo dei CD: 30 Stati americani hanno portato davanti al tribunale di Manhattan cinque delle maggiori case discografiche e i grandi gruppi della distribuzione musicale con l’accusa di aver fatto alzare artificialmente i prezzi attraverso politiche di cartello.

L’industria discografica americana viene accusata di imporre ai negozianti prezzi esorbitanti garantendo loro sussidi pubblicitari a condizione di non praticare sconti, un’operazione che passa sotto il nome di “MAP”, ossia Minimum Advertising Prizing.

“Decine di milioni di consumatori sono stati penalizzati da una politica di manipolazione dei prezzi – ha detto Eliot Spitzer, procuratore generale di New York – E’ accaduto per artisti come Santana, Madonna, Whitney Houston e Eric Clapton”.

Le societa’ messe sotto accusa, tra cui Emi (EMIPY), Warner Brothers, Sony (SNE), Universal Music e BMG, si dichiarano completanmente innocenti.

“La nostra politica aziendale e’ legittima – ha detto il portavoce di BMG – siamo certi che anche il giudice arrivera’ alla stessa conclusione”.

La grana giudiziaria si abbatte sulle case discografiche a pochi mesi dall’accordo raggiunto con la Federal Trade Commission che aveva posto fine alle politiche dei prezzi praticate dalle societa’. Secondo l’agenzia federale americana per il commercio estero infatti le tattiche delle multinazionali della musica hanno causato un aumento dei prezzi dei CD di circa $480 milioni dal 1997.