Uruguay: Gente d’Italia oggi spegne due candeline

16 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

di Mimmo Porpiglia

Oggi Gente d’Italia, un quotidiano tricolore pensato, stampato e diffuso fuori dallo Stivale, spegne due candeline in Uruguay. Ogni giorno, oltre che nell’edizione Usa-Canada anche nell’edizione speciale Sudamerica, il giornale viene diffuso nelle edicole dell’America del Nord, del Centro America e in buona parte dell’America Latina. Abbiamo cominciato due anni fa anche in Uruguay, in questo meraviglioso e fraterno Paese, perché in quest’area del mondo, secondo gli ultimi calcoli effettuati da consolati e ambasciate italiane, vive e lavora la più alta concentrazione del mondo di italiani e oriundi italiani, figli e nipoti di quei nostri connazionali che, purtroppo, hanno perso o stanno perdendo ogni contatto con la patria d’origine soprattutto per mancanza d’informazione. Non quella “di ritorno”, intendiamoci, ma l’informazione sui fatti italiani. Sulla politica, sull’economia, sulla cronaca e sulla vita italiana di tutti i giorni.
In generale la stampa italiana all’estero ha perseguito negli anni un obiettivo circoscritto. Ha cercato cioè di focalizzare problemi e vita delle nostre comunità, ispirandosi, spesso con ragione all’esperienza della gazzetta, che privilegia la cronaca locale. Gente d’Italia ha dato vita a un quotidiano diverso: competitivo, realisticamente, con gli organi di informazione nazionale. Ha cercato non solo di cogliere ogni aspetto della vita delle nostre comunità nelle due Americhe, ma ha posto sul mercato un prodotto giornalistico di alto livello, raccogliendo firme prestigiose della stampa nazionale e internazionale, scegliendo la strada dell’approfondimento tematico, inquadrando e spiegando le novità della politica come dello sport, del costume come degli spettacoli, della cultura come dei piaceri della vita. Con l’obiettivo di fare anche grande cronaca, non solo cronaca comunitaria e dando in esclusiva notizie a cui neanche i principali media possono accedere. Vale per tutti l’aver riportato alla luce la tragedia di Monongah, la miniera del West Virginia saltata in aria nel dicembre del 1907 con più di mille morti, dei quali oltre 500 italiani. Inchiesta giornalistica elogiata e premiata anche dall’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Tragedia che noi commemoreremo, quest’anno in occasione del centenario, con un libro-inchiesta, un convegno e manifestazioni di cordoglio in West Virginia e in Italia, grazie anche al patrocinio dell’attuale vice ministro degli Italiani nel mondo, Franco Danieli.
Nato nel 2000, intorno al tavolo di un ristorante romano, Gente d’Italia ha bruciato le tappe in pochi anni, passando da mensile a quotidiano. Con la direzione centrale a Miami, in Key Biscayne, la redazione politica di Roma, gli uffici di corrispondenza di New York, Buenos Aires e Toronto e la sede sudamericana di Montevideo.
Silvana Mangione, del comitato di presidenza del Cgie, ha detto che “nessun altro strumento cartaceo d’informazione ha adottato la formula di Gente d’Italia, il quotidiano delle idee, contrapposte ma non stridenti, coerenti con la scelta dell’imparzialità: un concetto questo raramente applicato nel quadro dei giornali per gli italiani all’estero, che spesso vengono usati come armi di discriminazione e di offesa nei confronti delle persone non grate”.
Per Armando Pizzuti, presidente del Comites Uruguay, “Gente d’Italia si è dimostrato uno strumento d’informazione valido non solo per il carattere quotidiano senza precedenti in questo Paese, ma soprattutto per il livello delle informazioni e degli articoli che troviamo nelle sue pagine. Strumenti di questa natura, oltre a informare, svolgono un ruolo di sostegno importante per l’organizzazione delle nostre collettività all’estero. Inoltre, nella società di accoglienza realizzano un lavoro permanente di diffusione della nostra storia, dei nostri valori, delle nostre tradizioni e della realtà politica della nostra nazione”.
Due anni dopo, confermiamo, la scelta si è rivelata felice. La decisione di “posizionare” il nostro giornale anche in Sud America, nell’Uruguay in particolare, è stata vincente. Siamo ben radicati anche a Montevideo, oggi, con gli occhi puntati a Buenos Aires e sul medio termine alle altre capitali latine del Sud, nel quadro di una strategia che, in chiave geopolitica, possiamo definire come riferita all’intero emisfero occidentale. Ci siamo, infatti, spostati al Sud senza abbandonare le posizioni al Nord. Al contrario: da Miami a New York a Toronto il nostro giornale rafforza in termini di immagine, credito e diffusione la sua presenza al servizio delle comunità italiane e dell’incremento dei rapporti bilaterali con i Paesi che le ospitano. Un giornale, quindi, che ha la presunzione di vivere in sintonia con le nostre comunità e di saper cogliere le grandi novità in atto nelle Americhe, in particolare nell’America Latina. Un continente che vive una stagione di grandi mutamenti politici e sociali, che risale la china del disastro economico, che stabilizza sempre di più il suo quadro istituzionale, che vede l’affacciarsi sulla scena di nuovi protagonisti etnico-politici, che sta intraprendendo, in chiave ovviamente latino americana, le vie di una sinistra di tipo europeo, che si confronta con nuove forme di populismo che, aldilà della demagogia, sono rivelatrici di antichi malesseri, che sta cercando un rapporto nuovo e più equilibrato, ma non più antagonistico, con gli Stati Uniti.
Da questo osservatorio avanzato e privilegiato che è Montevideo, ma direttamente collegato al Nord di questo emisfero, il nostro giornale intende sempre di più seguire e comprendere questi grandi cambiamenti epocali in atto a Sud del Rio Grande. Ricordando l’impatto che 40 milioni di “latinos” hanno ormai sulla vita di un’America del Nord sempre meno Wasp.