URNE
COME IL MERCATO?

12 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – La decisione del partito da votare è analoga a quella della massaia tra diversi prodotti? Sino agli anni ’70, raffrontare l’arena politica con il mercato dei beni era improponibile. La scelta di voto non era veramente tale, ma costituiva perlopiù l’espressione, sempre eguale e ripetuta, di una appartenenza ideologica e/o religiosa. Poi le identità “forti”, testimoniate col voto, sono venute erodendosi. Il loro indebolimento ha portato ad un minor interesse alla politica e, di conseguenza, a un maggior astensionismo.

Oggi, nella scelta elettorale, la maggioranza si sente ancora legata ad una forza politica o ad uno schieramento e si muove difficilmente da un polo all’altro. Ma si è andata accrescendo la quota di chi decide di volta in volta se e/o cosa votare. Per costoro l’analogia col mercato dei beni è per molti versi appropriata. In particolare, si tratta di un segmento assai più influenzabile dalla campagna elettorale, specie se condotta in tv. Disporre di più spazio in televisione significa quindi godere di una maggiore possibilità di conquista dei consensi “mobili”, quelli decisivi per vincere.

Ma la presenza televisiva non costituisce in sé una garanzia di successo. Come nel mercato dei beni, occorre il “prodotto” che risponda alle aspettative. Sia nel 1994, sia nel 2001, Berlusconi vinse anche grazie all’ampia disponibilità di risorse e al vasto controllo dei media. Ma anche per avere proposto contenuti e messaggi che, a torto o a ragione, risultarono convincenti per gli elettori.

L’analogia tra le modalità di scelta di un segmento crescente di elettorato e quella della massaia suggerisce al Cavaliere di applicare al mercato elettorale la stessa libertà di comunicazione che vige in quello dei beni. Si può obiettare che anche in quest’ultimo esistono norme restrittive che frenano, ad esempio, la possibilità di costituire situazioni predominanti e/o monopolistiche. Ma, soprattutto, si può discutere l’opportunità di estendere alle elezioni l’impostazione liberista che connota, in misura più o meno accentuata, il mercato dei beni.

La scelta di voto ha infatti spesso effetti più importanti e duraturi di quella di consumo. E il suo mutamento, la possibilità reale di prendere in considerazione varie alternative dovrebbero, per questo, essere facilitate al massimo. Di qui l’opportunità di limitare, per quel che si può, le posizioni predominanti in partenza e di offrire a ciascun candidato alle elezioni eguali opportunità nel presentare le proprie proposte.

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