Unioncamere: aeroporti, alleanza con le low cost è chiave per lo sviluppo

11 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Per lo sviluppo del traffico aereo l’Italia deve puntare – con decisione ma anche grande cautela – sulle compagnie low cost. Che peraltro incidono non poco sul traffico passeggeri (rappresentano oggi il 12% del traffico europeo e il 35% di quello intraeuropeo) e a breve si affacceranno anche sul traffico intercontinentale. Sono le conclusioni a cui giunge l’analisi effettuata da Uniontrasporti in collaborazione con Unioncamere, presentata oggi a Roma. Le compagnie low cost, grande fenomeno apparso sui cieli del mondo negli ultimi anni, sembrano aver resistito piuttosto bene anche all’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio degli ultimi 18 mesi e già all’inizio dell’anno scorso mostravano una situazione di ripresa. Ai progetti di sviluppo e di espansione di queste compagnie, in grado di costruire tariffe inferiori del 48-63% a quelle dei vettori tradizionali, dovrebbero guardare con ancora maggiore attenzione i 40 aeroporti italiani operativi, 17 dei quali presenti al Nord, 12 al Centro e 11 nel Mezzogiorno, sui quali oggi confluisce un traffico complessivo di 134 milioni di passeggeri l’anno. Oggi più che mai – ha evidenziato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – i gestori aeroportuali (ed i soggetti pubblici che detengono il loro capitale), insieme alle compagnie aeree (in particolare le low cost) costituiscono il perno intorno al quale ruota la politica di sviluppo del trasporto aereo. La concorrenza fra gli aeroporti si misurerà sulla base della dimensione del network di collegamenti nel quale ciascuno sarà inserito e sulla base dei livelli di accessibilità che essi sapranno garantire al territorio di riferimento. Ma la presenza di voli europei o internazionali, per una Paese come l’Italia, rappresenta una grande opportunità di sviluppo dei territori sui quali l’aeroporto stesso insiste. Ecco perché è indispensabile creare le condizioni per rendere appetibili alle compagnie low cost le destinazioni italiane, creando, in stretto collegamento con esse, un bacino di accoglienza per i visitatori”. “Le linee sulle quali i gestori aeroportuali dovrebbero puntare per lo sviluppo dei diversi scali nazionali sono tre”, ha sottolineato Paolo Odone, presidente di Uniontrasporti. “Aumentare il numero dei collegamenti di cabotaggio per rendere gli scali più attrattivi da parte delle compagnie low cost; individuare un vettore low cost di riferimento per dare stabilità ai collegamenti e mettersi così al riparo dalla precarietà che spesso contraddistingue la programmazione del low cost; integrare l’offerta aeroportuale con l’offerta del territorio e con le reti di mobilità al suo interno”. (Segue)