Union Bancaire Privée : Prospettive semestrali: «L’Europa in fase di ricostruzione»

20 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

Ormai da diversi trimestri i professionisti delle previsioni – economisti, analisti e anche i media – dipingono scenari catastrofici per l’Europa. I problemi di fondo, che pur persistono nella regione, sembrano paradossalmente essere stati metabolizzati dai mercati e i premi di rischio su diversi attivi si sono sgretolati. Europa: le tappe della ricostruzione In effetti appare una reale dicotomia tra la situazione economica europea, tuttora a tinte fosche, e la corsa al rialzo dei mercati finanziari, il cui ottimismo appare giustificato di fronte all’inversione di tendenza delineata da indicatori mensili migliori del previsto (per esempio il calo della disoccupazione in Spagna e la ritrovata fiducia delle aziende). Inoltre il «policy mix», ossia la combinazione tra politiche di bilancio e monetarie, sta cambiando e la spirale recessionista sembra poter essere contenuta. «Forse è giunto il momento di rivedere il copione dell’Europa e prospettare uno scenario finalmente più favorevole. Infatti, nonostante la persistente penuria di credito nella zona euro, le riforme adottate dal 2008 e la determinazione dimostrata da alcuni governi – soprattutto nei paesi periferici – tracciano possibili vie d’uscita dalla recessione e le strade per ricostruire l’Europa», commenta Patrice Gautry, Capo Economista dell’UBP. E cita cinque tappe fondamentali per questo risveglio europeo: L’allentamento dei vincoli di bilancio restituisce fiato alla crescita se è associato a riforme strutturali, un drastico taglio dei tassi a lungo termine e una prospettiva di armonizzazione di bilancio. Gli attuali dibattiti sulla fiscalità obbligheranno sicuramente gli stati europei a prevedere riforme più audaci, con effetti positivi per la regione nel tempo. Mentre gli Stati Uniti hanno messo in atto un «new deal» dell’energia e ritrovato una certa competitività, la reindustrializzazione dell’Europa appare più che mai fondamentale per il suo futuro. Così le riforme che vertono sulla produttività e sul costo del lavoro permettono già ad alcuni paesi di riconquistare quote di mercato. La ripresa della produttività in diversi paesi e un’autentica politica di «spazio economico» integrato dovrebbe permettere alla zona euro di scongiurare «un decennio perduto» sulla falsariga del Giappone e scampare allo spettro della deflazione. Infine la BCE deve adottare un corso più aggressivo. È necessario un nuovo piano di aiuto per il credito per rilanciare la domanda e ridurre ancora il costo del denaro, diminuendo così gli oneri finanzari di tutti gli agenti economici. Una fonte a cui attingere per l’investimento a medio termine «Questo insieme di misure, ritenute capaci di permettere all’Europa una progressiva uscita dalla recessione, è molto positivo. Tuttavia gli analisti e i mercati rimangono scettici, creando un’opportunità», precisa Alan Mudie, Chief Investment Officer dell’UBP. «In questa realtà privilegiamo i mercati azionari; in particolare le azioni europee e quelle giapponesi celano un notevole potenziale», prosegue. La strategia di portafoglio verterà dunque sui sette pilastri seguenti: I mercati azionari dovrebbero continuare a beneficiare dello scenario favorevole e la loro avanzata dovrebbe essere rafforzata dai capitali provenienti dagli investimenti nel reddito fisso. In particolare le azioni europee, che hanno più strada da fare per ritrovare i livelli pre-crisi, rimangono sottovalutate rispetto a quelle statunitensi. All’interno della zona euro devono essere preferite le società posizionate per beneficiare della ricostruzione in atto. Anche le obbligazioni convertibili europee offrono prospettive più allettanti rispetto a quelle americane in termini di performance. Rispetto ai dati macroeconomici e nel contesto attuale l’euro risulta troppo costoso e il suo indebolimento sarebbe una manna per la zona euro: noi preferiamo il dollaro. Nei portafogli obbligazionari raccomandiamo di concentrarsi sulle scadenze più brevi e di privilegiare le obbligazioni societarie. Constatiamo tuttavia che, nell’ottica delle riforme avviate nei paesi periferici europei, è forse giunto il momento di rivalutare le opportunità offerte dai loro titoli di stato, per esempio quelli italiani. La situazione attuale è meno propizia ai beni rifugio. L’oro non ha comunque perso tutto il suo smalto nel medio termine e rimane un’eccellente protezione contro le derive monetarie delle banche centrali. Infine, per gli investimenti alternativi, la configurazione dei mercati e dell’economia mondiale è più favorevole alle strategie di tipo «long/short» e «global macro» sulla scorta di una lieve ripresa della volatilità e di una minore correlazione tra gli attivi, rivelando in particolare un ritorno alla normalità sui mercati e una netta ripresa della fiducia. A proposito dell’Union Bancaire Privée (UBP) L’UBP è una delle principali banche private e tra gli istituti meglio capitalizzati in Svizzera, con un indice di capitalizzazione Tier 1 del 25,7% a fine 2012. La Banca è specializzata nella gestione patrimoniale al servizio dei clienti privati e istituzionali. L’UBP, che ha sede a Ginevra e opera in più di venti ubicazioni nel mondo, ha un organico di circa 1’300 collaboratori e al 31 dicembre 2012 aveva una massa in gestione di 80 miliardi di CHF (66 miliardi di EUR).

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