Unicredit resiste ai rumor su downgrade Ue, ma torna sotto 3 euro

13 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Giornata di nuovo positiva per Unicredit, che nonostante il tonfo improvviso di Piazza Affari è riuscita a resistere, con il titolo che ha chiuso in rialzo dello 0,48%, a quota 2,918 euro. Nel ridurre i guadagni, il titolo è sceso così sotto la soglia dei 3 euro che aveva riconquistato durante la mattinata.

Ieri Citigroup ha alzato il rating da “neutral” a “buy”. Citi, stando a quanto riporta Reuters Italia, fissa un target price a 4 euro.

Da segnalare altri giudizi di altri analisti. In particolare, Sanford C. Bernstein & Co, ha alzato il rating da “underperform” a “outperform”, motivando la propria decisione con la valutazione “ora appetibile” del titolo e WestLB AG ha portato il suo giudizio da “reduce” a “neutral”.

Ancora prima, S&P Equity Research ha alzato il rating da “strong sell” a “sell”, fissando un target price a 2,3 euro, considerando l’aumento di capitale in corso e il debole contesto macroeconomico.

Le azioni sono crollate dal giorno della pubblicazione dei dettagli della ricapitalizzazione con un prezzo dell’aumento a sconto del 43%. Però, osserva S&P, l’aumento è totalmente garantito e aiuterà ad alleviare la pressione sul capitale. “Sebbene i rischi rimangono, ci aspettiamo una rivalutazione del titolo, a meno che la situazione, in Europa, non peggiori”, hanno detto gli analisti di Bernstein, che fanno capo a Londra a Marcello Zanardo.

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Unicredit stessa, negli ultimi giorni, aveva seminato il panico. Nel prospetto informativo pubblicato la scorsa settimana e riportato poi da Bloomberg, Piazza Cordusio ha inviato un chiaro messaggio ai potenziali investitori che stanno considerando di acquistare i titoli nell’operazione di aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro. Il messaggio è che i suddetti investitori dovrebbero considerare la possibilità che l’euro possa essere abbandonato.

“I timori che la crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona possa peggiorare potrebbero tradursi nella reitroduzione delle valute nazionali in uno o più di un paese appartenente all’Eurozona o, in circostanze particolarmente fosche, nell’abbandono dell’euro”, è scritto nel prospetto. E, prosegue il documento, una rottura dell’euro potrebbe avere “un impatto negativo significativo” su Unicredit.

Il tonfo che il titolo ha segnato recentemente è stato accompagnato da continue sospensioni per eccesso di ribasso. [ARTICLEIMAGE]

Intanto permane la fiducia dell’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, che crede che l’operazione di aumento di capitale da 7,5 miliardi si concluderà con successo.

In una intervista al Sole 24 Ore all’indomani dell’annuncio sul dettagli dell’operazione, l’AD ritiene che “l’aumento sarà sostanzialmente tutto sottoscritto dal mercato” e non si dice sorpreso dalla caduta del titolo in borsa, trattandosi di una “reazione tecnica che ci si poteva aspettare”.

Considerato che i soci stabili garantiranno la sottoscrizione del 24% dell’aumento e che il prezzo vantaggioso spingerà anche la parte retail, il manager crede che “una buona parte dell’aumento possa considerarsi gia ‘prenotato'”. Sui titoli di Stato Ghizzoni dice che la banca continuerà a fare ciò che ha fatto nell’anno appena trascorso in occasione delle aste.

“Se necessario compreremo in asta, contribuiremo poi a collocare sul mercato. L’orientamento è di mantenre i volumi in portafoglio sui livelli attuali”, dice.