Unicredit: Renzi gioca la carta Poste per Pioneer. “Dio salvi i buoni postali”

15 Settembre 2016, di Alberto Battaglia

Mentre un tempo la cessione sul mercato di nuove porzioni di Poste Italiane sembrava parte di quel piano di privatizzazioni utile a far tornare i conti in regola “facendo cassa”, ora la società diretta da Francesco Caio e partecipata da Cdp – lo confermano diverse voci – potrebbe diventare l’attore chiave per andare incontro alle esigenze patrimoniali di Unicredit.

Di qui l’interesse di Poste per Pioneer, il colosso del risparmio gestito che l’ad dell’istituto Jean Pierre Mustier ha messo in vendita per abbassare l’importo dell’aumento di capitale. Un interesse che, scrive il quotidiano Libero, è di fatto di Matteo Renzi, che vuole giocare la carta Poste per rimpolpare il capitale di Unicredit.

“Il gioco, insomma, è nelle mani di Matteo Renzi, che non intende sprecare il suo jolly, ovvero una delle poche carte del Tesoro ricche di cash. E se fino a pochi mesi fa l’ obiettivo era di far cassa per rientrare nei parametri fissati dall’ Eurogruppo, ora si profila un’altra, più impellente necessità: aiutare il riequilibrio patrimoniale delle banche italiane, prima fra tutte Unicredit, la più importante sul piano dei rapporti internazionali”

Come? Articolando un’offerta per Pioneer Investments, gestore di risparmio di proprietà Unicredit, messo in vendita dall’istituto per alleggerire il futuro importo di un aumento di capitale ormai dato per scontato. Da segnalare che Pioneer, nel suo portafogli, detiene una fetta importate di titoli di stato italiani.

Secondo una fonte citata da Reuters,  Cdp (azionista di Poste controllato a sua volta dal ministero dell’Economia) avrebbe un “ruolo nella governance” di Pioneer a operazione ultimata. Se così fosse, nota Libero, la nuova Pioneer potrebbe diventare un potenziale acquirente di bond italiani: anche per questo potrebbe favorire la stabilità della domanda di titoli per le future emissioni del Tesoro.

Per questo motivo, il Tesoro non vuole che Pioneer finisca in mani straniere: e dall’estero i pretendenti ci sarebbero, come Amundi ed Allianz tra gli altri.

“Al Tesoro non va a genio che uno dei grandi magazzini di Bot e Btp finisca in mani straniere. Meglio le Poste che, assieme alla controllata Anima, può permettersi un’operazione tra i 2 i 3 miliardi di euro, in parte a debito. Si verrebbe a creare una situazione quasi giapponese: lo Stato emette titoli di debito, poi li ricompra tramite la Banca d’Italia (vedi QE) e l’ asse Poste e Pioneer-Anima. Un buon affare, seppur in conflitto d’ interesse, potrebbero dire i guastafeste. Ma i broker, che non vanno per il sottile quando corre il quattrino, si sono già dichiarati entusiasti. Insomma, il postino è pronto a cambiare pelle. Con molte ambizioni e grandi speranze. Ma pure, novità poco rassicurante, qualche debito. E Dio salvi i buoni postali

L’asse fra Anima-Poste-Pioneer, avevano rilevato gli analisti di Equita, darebbe vita al terzo gruppo del risparmio gestito con 280 miliardi di masse in gestione, dietro Generali e Intesa SanPaolo (471,4 e 364,2 miliardi di asset sotto gestione, rispettivamente)”.