Unicredit, Rampl e Profumo a confronto sul caso Libia

8 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Grande fermento intorno a Unicredit nel giorno in cui si riunisce il comitato governance straordinario. Serve urgentemente una risposta da dare a Bankitalia in merito al rafforzamento della Libia nel capitale della banca, ma prima di tutto serve un chiarimento tra il presidente Dieter Rampl e l’Amministratore delegato Alessandro Profumo, ormai in rotta di collisione. Ufficialmente si parla solo di una riunione tecnica, che non dovrebbe avere esiti drammatici, mentre per la stampa il banchiere tedesco sarebbe pronto a dimettersi, dopo essere rimasto all’oscuro sull’ascesa nel capitale della banca da parte della Libyan Investment Authority (Lia) sopra il 2%, quota che va ad aggiungersi al 4,988% già detenuto dalla Central Bank of Lybia. Sommando le due quote, i libici riuscirebbero ad aggirare il tetto statutario al diritto di voto del 5%. Profumo a sua discolpa afferma che i soci libici hanno scelto in autonomia di aumentare le loro quote, “non sono stato io a sollecitarli”, assicura l’Ad. Tali rassicurazioni non sembrano, però, aver placato gli animi turbati delle fondazioni azioniste, con il presidente della trevigiana Cassamarca, Dino De Poli, in pieno accordo con il sindaco di Verona Flavio Tosi. “Se un giorno le condizioni dovessero cambiare, (i soci libici) avrebbero la forza per incidere sulla governance della banca. E questo è molto pericoloso”, spiega De Poli. Intanto Dieter Rampl è già arrivato a Piazza Cordusio, salutando cordialmente i giornalisti con un semplice “lavoreremo, non vi preoccupate”, ma chissà se il presidente riuscirà a mantenere quest’atteggiamento sereno anche quando si troverà a quattr’occhi con Profumo.