UNICREDIT: IL PUNTO SUI MERCATI FINANZIARI

21 Aprile 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’ultima settimana ha visto i listini azionari registrare una performance negativa, pur in presenza di trimestrali Usa prevelentemente positive ed alcuni dati macro favorevoli. Oltre ai timori sulla vicenda Grecia, due nuovi recenti focolai hanno pesantemente condizionato i mercati finanziari: la nube vulcanica islandese che ha sostanzialmente bloccato per alcuni giorni il settore aereo e turistico, e soprattutto l’accusa di frode formulata dalla Sec a Goldman Sachs per la strutturazione e la vendita di titoli legati ai mutui subprime (vedi seconda pagina).

Prendono avvio oggi, con 2 giorni di ritardo per il fermo aereo, i colloqui della Grecia con Commissione EU, FMI e Bce nella prospettiva di attivazione di assistenza finanziaria. La durata prevista delle consultazioni dovrebbe essere di 2-3 settimane.

Aggiornamenti sono venuti ieri dal Fondo Monetario Internazionale, che asserisce nel suo Global Financial Stability Report come la salute del sistema bancario globale stia migliorando in parallelo alla ripresa economica e alla normalizzazione dei mercati, puntando invece il faro sull’aumento del debito pubblico a livello globale: “il deterioramento dei bilanci pubblici e il rapido accumulo di debito pubblico hanno alterato il profilo di rischio globale”.

La sostenibilità dei bilanci dei governi è quindi divenuta la principale fonte di vulnerabilità per il sistema finanziario. Il Fondo ha definito quello greco un “caso speciale” e la crisi che ha colpito Atene una sorta di campanello d’allarme per altri paesi in difficoltà con il bilancio.

La nuova stima FMI sul rapporto debito/Pil italiano per quest’anno è stata rivista al ribasso a 118,6% dal precedente 120,1%, livello peraltro ancora superiore al 116,9% indicato dal governo. Nel documento il Fondo riduce infine a EUR2.300 mld (da EUR2.800 mld) la propria stima sulle svalutazioni delle banche dall’inizio della crisi fino alla fine del 2010, con una forte riduzione delle svalutazioni attese da parte degli istituti di Eurozona.

Contrastanti gli ultimi dati macro dell’Area Euro e degli Stati Uniti.
Sorpresa positiva dall’indice Zew in Germania, risultato nettamente superiore alle attese di mercato ad aprile, e fissato a 53 pts rispetto ai 45,2 del consensus e ai 44,5 di marzo. In forte rialzo entrambi i sottoindici riferiti a situazione corrente ed aspettative.

A febbraio gli ordini all’industria sono scesi in Italia dello 0,4% su base mensile (-2,8% a gennaio); su base annua la variazione è del +5,6% dal +1,1% precedente. Il fatturato si è contratto del 2,6% m/m (+2,7% a gennaio) ed è salito del 4,2% a/a (+5,1%). Negativo il dato odierno sul tasso di disoccupazione del Regno Unito, salito in febbraio
all’8% contro attese per una conferma del dato precedente al 7,8%.

Negli Stati Uniti la produzione industriale a marzo è salita di solo +0,1% m/m (contro attese di +0,7% m/m) per via di un crollo delle utilities (-6,4% m/m). Notizie migliori delle attese dal settore edilizio: sia le nuove costruzioni abitative che i permessi edilizi sono saliti a marzo ben oltre il consenso di mercato, con significative rettifiche in senso migliorativo anche per i dati del mese precedente.

In dettaglio, le nuove costruzioni sono salite a 626 mila unità annualizzate (+1,5% m/m) mentre i permessi edilizi sono risultati pari a 685 mila (+7,5%). Inatteso scivolone invece per l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, che ad aprile si attesta a 69,5 pts rispetto a 73,6 di marzo e ad un consensus di 75. Tornano a crescere le richieste di sussidi alla disoccupazione (484 mila vs 460 mila della precedente lettura).

Quanto a cambi e commodities, la moneta unica prosegue nella fase di debolezza per un ritorno di un certo grado di avversione al rischio a vantaggio di valute come dollaro e yen. Il cambio Eur/Usd quota intorno a 1,34 vicino ai minimi delle ultime 2 settimane ancora penalizzato dalle incertezze che ancora permangono sugli sviluppi della situazione greca e per l’effetto Goldman Sachs. In recupero nelle ultime due sedute le quotazioni del petrolio Wti Usa, attualmente a USD84 al barile anche grazie alla graduale ripresa dei trasporti nel settore aereo.

Sul fronte obbligazionario e monetario, gli ultimi eventi, che hanno riportato un certo nervosismo sui mercati finanziari, hanno comportato una settimana favorevole per il mercato dei titoli di stato, con un ritorno della risk aversion e la ricerca di asset più sicuri: generalizzati i ribassi delle curve dei rendimenti sia di Eurozona che degli Stati Uniti.

Nuovo minimo storico per il biennale tedesco, con il rendimento attestatosi appena sopra lo 0,85%. Il differenziale Btp-Bund a 10 anni è leggermente risalito intorno a 85 bp. Continua ad allargarsi lo spread sul 10 anni della Grecia, arrivato al nuovo record storico contro il Bund sfiorando i 500 bp. Il proibitivo costo del debito potrebbe quindi rendere molto probabile un’attivazione a breve del programma di sostegno da parte della Commissione UE e del FMI.

Sempre piatto l’interbancario, con l’Euribor 3m fissato oggi a 0,642%. Nel mercato corporate è tornato leggermente ad apprezzarsi il costo di protezione dal rischio di insolvenza misurato dagli indici iTraxx: il Main per gli emittenti investment grade è risalito oltre 80 pts, il Crossover per i non-investment intorno a 415 pts.

Facendo il punto della situazione italiana: durante gli ultimi sette giorni il principale indice di Piazza Affari ha accusato una flessione di circa l’1,5%. Diverse news dal settore bancario, settore per il quale sono da riportare le parole di Mario Draghi, presidente di Banca d’Italia e del Financial Stability Board, il quale ha dichiarato che le banche saranno meno redditizie dopo le riforme finalizzate a renderle più stabili.

All’estero la performance e’ stata tendenzialmente negativa per i principali indici azionaro mondiali, con Madrid e Atene che hanno registrato ribassi amplificati (male anche Shanghai).

Poco mossa Wall Street che nel corso della settimana ha visto molte società comunicare i dati trimestrali anche se il tema d’apertura non può non essere quello che ha visto coinvolta Goldman Sachs (-13,5%): nello specifico, l’istituto Usa ha registrato venerdì una forte flessione in scia all’accusa, formulata da parte della Securities and Exchange Commission (SEC), di frode nei confronti degli investitori con riferimento alla strutturazione e alla vendita di Cdo (collateralized debt obligations) legati ai mutui subprime.

Più in dettaglio, secondo l’accusa, Goldman Sachs non avrebbe fornito agli investitori “informazioni vitali” sul Cdo, chiamato Abacus, come per esempio che nelle scelte di investimento era coinvolto il fondo hedge Paulson & Co., all´epoca fortemente esposto al ribasso proprio su detti Cdo.

L’istituto Usa ha provveduto a pubblicare una nota nella quale si definiscono “completamente infondate” le accuse dell’Autorità di controllo, chiarendo di volerle vigorosamente contestare per la difesa del gruppo e della sua reputazione. Ieri poi la banca ha comunicato i dati relativi al primo trimestre 2010 durante il quale Goldman Sachs ha battuto le attese e quasi raddoppiato l´utile a USD3,46 mld (Eps di USD5,59), a fronte di attese per un Eps di USD4,01 (USD3,39 nel 1Q09) e con un giro d´affari che è salito del 36% toccando quota USD12,78 mld (previsioni ferme a USD11,05 mld, USD9,43 mld nel 1Q09), grazie alla buona performance dei ricavi da trading che nei fatti hanno rappresentato circa l’81% del giro d’affari totale.

In flessione anche Bank of America (-4,1%) nonostante utile e ricavi del 1Q2010 sopra le attese: nello specifico, l’istituto ha archiviato il periodo con utile per azione di USD0,28, sopra le attese degli analisti che erano per un Eps di USD0,09, a fronte di ricavi che sono scesi dell’11% a USD32,3 mld, risultando tuttavia superiori ai poco meno di USD28 mld attesi. BofA-ML ha reso noto di aver accantonato nel trimestre USD9,8 mld per le perdite su crediti, parlando di costi sul credito ancora alti, in un contesto di crescita economica globale relativamente debole.

General Electric (-1,8%) ha chiuso il primo trimestre 2010 con utile per azione dell’attività ordinaria di USD0,21, sopra il consensus di USD0,16, mentre i ricavi sono scesi del 5%, a USD36,6 mld (il dato è inferiore ai USD37,1 mld circa stimati dagli analisti). La conglomerata industriale ha parlato di un continuo miglioramento del business nel primo trimestre, attendendosi utili in crescita nel 2010.

Google (-5,8%) ha registrato nel 1Q2010 un utile netto di USD1,96 mld, pari a USD6,06 per azione, contro USD1,42 mld, o USD4,49 per azione, riportati nello stesso periodo 2009; la società che controlla circa i due terzi del mercato della ricerca sul Web in Usa, ha riportato ricavi nel periodo in crescita del 23% a/a, mentre i ricavi netti, che escludono i costi che Google paga ai siti partner, sono stati USD5,06 mld, in aumento del 2,2% e sopra la stima degli analisti.

Stando a Il Sole 24 Ore di domenica, l’eventuale introduzione di una tassa speciale sugli istituti di credito potrebbe portare ad una doppia imposizione sulle banche italiane, dato che gli accantonamenti godono di un’esenzione non totale.

A livello di singoli istituti, Enrico Salza non ha voluto commentare le voci di una sua possibile ricandidatura alla presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo (-4%), decisione che spetta agli azionisti della banca. In merito alla vicenda sono da riportare anche le parole dell’Ad di Intesa, Corrado Passera, secondo il quale Salza “è stato ed è un attore formidabile di una delle operazioni di fusione da tutti riconosciuta come una delle più belle in Europa”. Mps (-0,1%) continuerà anche nel 2010 ad impegnarsi nel rafforzamento patrimoniale per via organica e valuterà tutte le opportunità senza fretta; lo ha dichiarato il direttore generale Antonio Vigni.

In settimana gli analisti di Deutsche Bank hanno alzato il giudizio sulla banca senese da hold a buy con target price portato a EUR1,80 (close di ieri a EUR1,187). Pop di Milano (-0,4%) guarderà ad un’eventuale vendita delle popolari di Crema e di Cremona da parte del gruppo Banco Popolare, anche se al momento è ancora prematuro valutare un’offerta. Intanto Bpm ha firmato un accordo con BNP Paribas Securities Services (BP2S) per la vendita delle attività di banca depositaria della banca milanese alla stessa BP2S per EUR55 mln.

Restando in tema di “popolari”, da riportare le parole del presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca, Emilio Zanetti, il quale ha dichiarato di non vedere all’orizzonte un nuovo giro di aggregazioni tra banche popolari, essendo molte di queste impegnate a mantenere la propria indipendenza.

Conclusione su Fiat che nel mese di marzo ha visto calare le immatricolazioni nell’Ue 27 + i paesi dell’Efta del 2,6%, con una quota di mercato in riduzione all’8% dal 9,1% del marzo 2009.

Ieri intanto sono state annunciate le dimissioni da presidente del gruppo di Luca Cordero di Montezemolo, che rimarrà consigliere Fiat e presidente di Ferrari; al suo posto è stato nominato John Elkann.

Oggi invece il Lingotto ha presentato il piano industriale al 2014 ed i dati del 1Q2010: in dettaglio, i primi 3 mesi dell’anno hanno mostrato ricavi in crescita del 14,7% rispetto ad un debole primo trimestre 2009, mentre l’utile della gestione ordinaria è stato di EUR352 mln rispetto alla perdita di EUR48 mln nel primo trimestre 2009, grazie al contributo positivo di tutti i business. Il risultato netto è ormai prossimo al pareggio (-EUR21 mln), mentre l’indebitamento netto industriale è salito di quasi il 7% per effetto dell’aumento stagionale del capitale di funzionamento.

Tra gli Stoxx di settore si segnala una discreta flessione per il comparto legato alle materie prime in scia al ritracciamento di oro, argento e greggio (forte calo per le britanniche Xstrata, BHP e Rio Tinto), deboli anche i finanziari (tra gli assicurativi male Swiss RE e a seguire Axa ed Ing; tra le banche la lettera ha colpito soprattutto quelle portoghesi in scia al clima di preoccupazione che dopo la Grecia potrebbe colpire il paese lusitano).

Poco mosso il comparto dei beni di consumo (ha sovraperformato Philips dopo aver annunciato dei dati per il 1Q2010 migliori delle attese, male LVMH dopo che l’Ad ha dichiarato di non prevedere per l’intero 2010 gli stessi tassi di crescita visti nel 1Q) e quello retail (Carrefour ha annunciato un piano di buy back). Bene il settore media (poco mossa Mediaset che tuttavia guarda con ottimismo all’intero esercizio).

All’interno del comparto auto Volkswagen ha chiuso il 1Q2010 con un utile netto di EUR473 mln, in aumento del 94% rispetto allo stesso periodo del 2009, a fronte di ricavi che sono cresciuti del 19,4% a EUR28,6 mld; i risultati sono stati sostenuti dalla crescita della domanda in Cina. VW continua a credere che il 2010 sarà un anno difficile ma è altresì fiduciosa di poter registrare una performance migliore dell’intero mercato.

Peugeot ha aumentato nel primo trimestre 2010 i suoi ricavi del 27,5% a EUR14 mld (il dato è superiore alle attese); Peugeot si attende ora per il primo semestre di quest’anno un risultato operativo ordinario “significativamente positivo” (prima solo “positivo”).

Daimler ha annunciato risultati preliminari per i primi 3 mesi 2010 oltre le attese grazie all’ottima performance di Mercedes-Benz.

Nel settore alimentare, Heineken ha annunciato che nel 1Q2010 i suoi ricavi sono calati del 3,5% a EUR2,94 mld (attese in media a EUR3 mld), mentre l’Ebidta adjusted è cresciuto leggermente grazie al calo dei costi e all’aumento dei prezzi. Heineken non ha fornito un outlook sul resto dell’anno.

Danone ha chiuso i primi tre mesi 2010 con ricavi in crescita dell’8,3% a EUR3,978 mld, un risultato leggermente superiore alle stime. La buona
performance del primo trimestre ha portato il colosso alimentare a mostrarsi ottimista anche per la restante parte dell’anno: alla luce dei risultati conseguiti, Danone ha infatti confermato di attendersi per il 2010
un aumento delle vendite del 5% circa ed un aumento del flusso di cassa da operazioni continue del 10% circa.

Nella sfera farmaceutica, Novartis ha aumentato nel 1Q2010 il suo utile del 49% ed i suoi ricavi del 25%, grazie anche alla forte domanda del vaccino contro l’influenza suina (i risultati sono risultati superiori alle previsioni degli analisti interrogati dall’agenzia Reuters). Novartis ha confermato di attendersi per l’intero 2010 un aumento dei suoi ricavi in valuta locale di circa il 5% ed un miglioramento del margine operativo.

Roche ha visto il suo fatturato nel 1Q2010 raggiungere i CHF12,25 mld, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo 2009 e del 9% in valuta locale (il dato è superiore alle attese); l’impresa svizzera ha beneficiato dell’aumento della domanda per il suo farmaco anticancro Avastin e per il suo vaccino per la prevenzione dell’influenza Tamiflu (considerato in grado di curare l’influenza H1N1).

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