Unicredit “araba” fa infuriare la Lega. Da Verona un alt ai libici

18 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

La saga “araba” di Unicredit continua, soprattutto ora che la Lega Nord appare disposta ad agire per sbarrare la strada ai libici. Tutto è nato pochi giorni fa, quando l’istituto di Piazza Cordusio, unica banca straniera, ha ottenuto dalla Libia la licenza bancaria per operare nel Paese, grazie alla partecipazione che Tripoli detiene in Unicredit, pari al 7%, e alla presenza di un libico nel board della banca.

Ma, come ha riportato l’agenzia Mf-Dj, mentre Umberto Bossi ha minimizzato la questione, il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha avvertito che non e’ disposto a cedere il passo a Gheddafi e company. Interpellato da Finanza & Mercati, Tosi ha spiegato infatti che “Unicredit e’ stata sempre una banca vicina al territorio, soprattutto a quello del Nord-Est”. Dunque, “il fatto che i libici siano arrivati a una quota cosi’ rilevante del capitale potrebbe cambiare le cose”; insomma, il gruppo “deve restare italiano”.

La situazione si complica, dunque, e altre fonti segnalano che la Lega Nord, per sbarrare la strada ai libici in Piazza Cordusio, potrebbe fare pressione sulla Cariverona (azionista di Unicredit) perché chieda alla Consob di accendere un faro sulle dinamiche del rafforzamento libico.

E proprio per affrontare la questione, le due principali fondazioni socie di Unicredit, Cariverona e Crt (che controllano rispettivamente il 4,98% e il 3,32% della banca) si riuniranno tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.

A contar bene, circa il 12% del capitale di Unicredit è di matrice araba, sommando alla quota detenuta dal governo di Gheddafi il 4,9% in mano allo sceicco di Abu Dhabi, e questo provocherà sicuramente degli attriti tra i soci storici che insieme cumulano una partecipazione del 12% circa.

Ma il punto è che i legami tra la banca di piazza Cordusio e Tripoli – che appunto è già complessivamente socia al 7% – potrebbero ulteriormente rafforzarsi, visto che la Libia potrebbe arrivare anche fino a sfiorare il 10% del capitale dell’istituto guidato da Alessandro Profumo.

L’ascesa potrebbe avvenire attraverso la Libyan investment authority: il fondo sovrano libico, già azionista con una quota poco superiore al 2%, potrebbe portarsi al 4,99%, la soglia massima consentita dalla Banca d’Italia senza necessità di autorizzazione, con un esborso, ai prezzi attuali, (ieri 2,095 euro per azione) di circa 1,2 miliardi di euro.