Ungheria: doppio downgrade a junk in meno di un mese da S&P

22 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

SIENA – Tassi di interesse: in area Euro dopo un inizio in positivo dei listini azionari, si è assistito ad un’inversione di rotta dopo i risultati dell’operazione di rifinanziamento a tre anni della Bce. L’operazione ha visto richiesti 489,19 Mld€ da parte di 523 banche.

Secondo quanto riportato da Reuters, oltre 110 Mld€ sono stati richiesti dalle banche italiane (di cui circa 40Mld€ attraverso la nuova tipologia di bond garantiti), mentre 123 istituti hanno spostato complessivamente circa 46Mld€ dall’operazione ad un anno dello scorso ottobre.

L’operazione è risultata sensibilmente superiore all’ammontare stimato dal consensus di Bloomberg pari a circa 250Mld€. Inoltre l’importo è risultato superiore anche al precedente record stabilito dalla prima operazione ad 1 anno di giugno 2009, quando 1121 banche richiesero ed ottennero 442Mld€.

Ciò nonostante la reazione del mercato è stata non favorevole, a giudicare dal deprezzamento dell’euro e dall’allargamento dello spread dei periferici. Le ragioni citate a giustificazione di tale andamento fanno riferimento da un lato ad i dubbi sull’effettivo utilizzo della nuova liquidità per acquisti di titoli governativi, dall’altro alla considerazione che l’importo netto effettivamente iniettato ammonterebbe a non oltre 200Mld€, se si scomputa l’effetto derivante dalle richieste provenienti da scadenze/switch derivanti da altre operazioni già in essere.

S&P ha ridotto, per la seconda volta in un mese, il rating dell’Ungheria portandolo sotto l’investment grade (BB+ da BBB-), lasciando l’outlook negativo. Alla base della decisione vi sarebbe la debolezza dell’economia gravata da un elevato debito. L’agenzia evidenzia inoltre come la debolezza dell’economia è dovuta anche alla questione relativa all’indipendenza della banca centrale che complica l’operatività degli investitori.

Ricordiamo che Fmi e Ue hanno sospeso i colloqui col paese sull’erogazione di un prestito proprio a causa della volontà del governo di voler aumentare il comitato della banca centrale da 7 a 9 membri con i due vice governatori due scelti dal governo, minacciando così di fatto l’indipendenza della Banca Centrale.

Secondo quanto riportato da Wsj il parlamento olandese potrebbe approvare l’erogazione di 13,61 Mld€ al Fmi, al fine di contribuire alla soluzione della crisi del debito dell’area Euro. In Italia oggi il senato metterà la fiducia sulla nuova manovra.

Negli Usa ancora un rialzo dei tassi sulla parte a 10 anni che sta ritornando in prossimità del 2%. A pesare sull’andamento dei treasury l’esito debole dell’asta di titoli a 7 anni per 29 Mld$ che ha visto un rapporto tra domanda e offerta di 2,68, in forte calo dal 3,2 della precedente asta.

I principali listini azionari hanno registrato una chiusura mista; al lieve rialzo dell’indice S&P 500 si è contrapposto il calo del Nasdaq penalizzato dal crollo di Oracle (-12%) dopo i risultati trimestrali deludenti. Sul fronte macro è stata resa nota ieri la revisione della serie storica delle vendite delle case esistenti per il periodo 2007-2010.

I dati pubblicati dall’associazione nazionale degli agenti immobiliari (Realtors) hanno evidenziato una revisione al ribasso del 14% del dato complesso nel periodo di riferimento a causa di un errore computazionale. Nel frattempo Fitch ha richiamato l’attenzione sulla possibilità di mettere in discussione il rating massimo Usa, aggiungendo però che un’eventuale decisione in tal senso sarà presa non prima del 2013. La giornata di oggi sarà ricca di dati macro tra cui la lettura finale del Pil del terzo trimestre.

Valute: seduta volatile quella di ieri per l’euro; il cross vs dollaro si è mosso in deciso rialzo successivamente all’esito dell’operazione a 3 anni della Bce, ma non è riuscito a superare la resistenza a 1,32 (che resta ancora valida) ed ha ritracciato fino a quota 1,3070. Stamane l’apertura positiva delle borse ha riportato l’euro sopra 1,31, in attesa di capire quale sarà la direzione del cross per gli ultimi giorni dell’anno. Supporto sempre in area 1,3030/1,3050. Lo yen vs euro continua a posizionarsi al di sotto della resistenza 102,50. Il supporto per questa settimana si colloca a 101. Il dollaro/yen si colloca poco al di sotto della resistenza 78,20/30.

Materie Prime: rialzo per il greggio guidato dal forte calo delle scorte Usa, il maggiore da una decade. Il Brent è cresciuto dell’1%, il Wti dell’1,6%. Andamento misto per i metalli industriali, in calo i metalli preziosi. Misti gli agricoli. Questa mattina l’oro si colloca in prossimità dei 1615$/oncia ed il Brent dei 108$/barile. Da segnalare che l’India ha reso nota l’intenzione di voler più che triplicare le proprie riserve strategiche (dagli attuali 39 a circa 130 milioni di barili) entro il 2020.