UNA SETTIMANA DI FERIE IN MENO, PRO-CRESCITA

19 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

Abolire una settimana di ferie per rilanciare la crescita del prodotto interno lordo italiano. Rinunciare volontariamente a sette giorni di tempo libero in cambio di sette giorni di lavoro per far uscire il nostro Paese dalla stagnazione. E’ la proposta lanciata nell’edizione di oggi del Sole24Ore da Fiorella Kostoris Padoa Schioppa.

Non è una provocazione intellettuale né un paradosso: è una proposta che poggia sui dati statistici sulla nostra economia e sui paralleli con le situazioni negli altri Paesi europei. Ecco un passaggio dell’analisi: “Se nel 2003 non avessimo lavorato due giorni in meno rispetto al 2002, la variazione media annua del Pil italiano sarebbe l’anno scorso salita allo 0,4% dallo 0,3% osservato, toccando così il livello dell’anno precedente”. Stessa cosa nei primi mesi del 2004: avendo lavorato un giorno in meno rispetto allo stesso periodo del 2003, la dinamica della produzione industriale è stata negativa (-2,8%) dello 0,3% in più.

In pratica, sostiene Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, il nostro Paese produce poco perché “riduce per varie ragioni le ore di attività”. Quindi la conclusione è che per uscire dalla stagnazione bisognerebbe “sostituire parzialmente il tempo di lavoro al posto di quello libero”. Non solo le ferie, si legge sul quotidiano della Confindustria, ma anche “assenze per conflitti motivati da cause estranee al rapporto di lavoro”.

Se si lavora di più, il Pil cresce, le restribuzioni crescono, l’inflazione scende. Una settimana in cambio dello 0,1% della ricchezza del Paese. La qualità della vita dei singoli contro la quantità di reddito complessivo. Da che parte stare? Il dibattito è aperto.

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