UNA MEDIASET
HIGH TECH

21 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – «La vera notizia è che funziona», ha detto ridendo, ma non troppo, Pier Silvio Berlusconi alla presentazione del calcio sul digitale terrestre. Probabilmente inebriato dalla scommessa vinta sul digitale (in realtà non ancora, ma in tempi di lanci promozionali non si può certo star lì a sottilizzare) la nuova Mediaset di Dudi si scopre innamorata della sperimentazione, dell’avanguardia e, perché no, dell’azzardo. Una scelta che influenzerà le linee editoriali del core business, quella televisione generalista-commerciale che tanto piace alle “casalinghe di Voghera” sparse in tutta la penisola. Col rischio che, diventando digitale e moderna, finisca per piacere meno.

Comunque, Pier Silvio sembra aver deciso che non si torna indietro: se la Rai li sorpassa sul fronte del trash abusando dei Reality, ecco che annuncia una differenziazione sui film e sulle fiction, anche se più che un annuncio di rivoluzione sembra una trovata per sottolineare il mancato servizio (pubblico) che contraddistingue l’offerta Rai. Di questo passo anche i malpensanti che hanno visto nelle rimozioni di Mentana e Costanzo, un repulisti, ora capiranno che si trattava «d’innovazione».

E a proposito di futuro: il “visionario” Pier Silvio, solo un giorno dopo lo show sul nuovo Calcio-premium, già regala al settimanale Economy (gruppo Mondadori) nuove prospettive di onnipresenza Tv: «Sono già in produzione monitor grandi come cellulari che oltre a fare telefonate possono riceve tutti i canali digitali in diretta». E da buon capo azienda, la meraviglia per la tecnologia viene subito sostituita dalle prospettive di business. Quindi, fa sapere che Mediaset da lì potrà ottenere nuovi contatti per i suoi inserzionisti e nuovi spettatori paganti per i contenuti “di lusso”.

Solo chi ricorda la Mediaset di 5-6 anni fa scottata e dalle avventure nelle telecomunicazioni e su Internet (Albacom, Jumpy etc.) può sorprendersi nel vedere l’azienda insegnare ai concorrenti la strada in campi come «la pubblicità interattiva e la fornitura di contenuti in un ambiente multipiattaforma». Nulla di strano: in due anni Mediaset ha investito circa 70 milioni di euro per raggiungere la copertura, entro il 2004, del 60% della popolazione con i ripetitori digitali ed ora dopo aver messo su un pacchetto di canali free arriva il piatto forte del calcio costato circa 108 milioni di euro. Cifre importanti per una scommessa in cui a Cologno sono stati costretti a credere – rinunciare avrebbe significato perdere Rete 4 – e che ora, con un po’ di fortuna, potrebbe rivelarsi davvero il presente (più del futuro) dell’azienda.

Nella realtà le incognite sono ancora tante, sarà qualità del servizio, ancora incerta, a fare la differenza, e sui ritorni commerciali non ci sono stime ufficiali. Nei progetti d’investimento Mediaset aveva individuato per il Dt quattro linee di business, ma nessuna di loro può definirsi a priori fruttuosa: la pubblicità su un numero di canali più ampio aumenterà le entrate o genererà un eccesso di offerta e una cannibalizzazione della raccolta? L’obbligo della Gasparri di cedere almeno il 40% della banda a terzi servirà a mettersi concorrenti in casa o guadagnare affittando un canale con copertura nazionale a 5-7 milioni di euro all’anno? Infine, i ricavi della pay per view basteranno a coprire costi di acquisizione dei diritti?

L’ottimismo c’è, le risposte non ancora, anche se Mediaset potrebbe veramente aver sviluppato la capacità di muoversi in anticipo. Non va dimenticato che le squadre (Milan, Juve, Inter e Roma) sotto contratto hanno già ceduto le opzioni per i diritti di trasmissione sul satellite (quelli in mano a Sky per intenderci) dal 2007 in poi. Stanno già pensando al prossimo sbarco?

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