Una crisi globale simile al 2008, scatenata da Spagna e Italia

5 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Se la crisi non sarà contenuta, sempre più analisti credono che le ripercussioni nell’economia globale saranno molto forti, e potrebbero portare anche a una nuova crisi finanziaria. Una crisi del debito in Italia e in Spagna andrebbe a colpire tutte le più grandi banche dell’Europa, in turno scatenando una perdita di fiducia globale tra gli istituti di credito, in maniera molto simile all’ultima crisi del 2008.

In aggiunta, le banche americane sono molto più esposte all’Italia e alla Spagna, rispetto a quanto non lo siano verso la Grecia. Se l’ammontare del debito detenuto è appena $36,7 miliardi (per l’Italia) e $47,1 miliardi (per la Spagna), considerando anche derivati e altri contratti finanziari l’ammontare sale di $232 miliardi e $131 miliardi.

Se i rendimenti dei bond italiani e spagnoli dovessero continuare a crescere, entrambi i paesi potrebbero non essere più capaci di prendere a prestito dal mercato, lasciando l’Europa con poche scelte. Tuttavia, un intervento verso queste economie incontrerebbe non poche difficoltà politiche, oltre che economiche, vista la posizione sempre più aspra verso bailout alla periferia da parte dei contribuenti tedeschi, olandese e finlandesi, tra gli altri, oltre per il fatto che l’Italia da sola necessiterebbe $1,2 trilioni per coprire le obbligazioni nei prossimi 3 anni.

E se, nel tentativo di abbassare i rendimenti, la Banca centrale europea dovesse intervenire acquistando debito di Italia e Spagna (e i rumor dopo le parole di Trichet vanno in tal senso), estendendo ulteriore liquidità ai grandi istituti di credito, il pericolo per gli analisti potrebbe essere quello della nascita di una nuova forte spirale inflattiva.

Nonostante i segnali di fiducia che i vari leader europei e dei singoli paesi intendono dare, gli investitori sembrano stanchi negli ultimi mesi di dare fiducia a paesi fortemente indebitati, finanziandoli semplicemente per poter ripagare le loro obbligazioni, visto che la crescita economica viaggia a rilento. Anche i piani di austerità sembrano ormai essere arrivati troppo tardi.

E poi c’è il problema della credibilità italiana. “Berlusconi è più interessato alle sue feste di bunga bunga che ai mercati dei titoli di stato – ha fatto notare Louise Cooper, analista di mercato presso BGC Partners a Londra – Duscitere poi di fronte al pubblico con il proprio ministro dell’Economia è qualcosa fuori dal comune. Ma è questo quanto bisogna aspettarci da questo uomo”.