UN UOMO SOLO AL COMANDO, E’ DI NUOVO BERLUSCONI

26 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Prendiamoci tutte le cautele del caso. Lo sgravio Irpef concordato ieri nella maggioranza è forse inferiore a quanto sbandierato; le coperture sono forse più incerte di quanto assicurato; Siniscalco è forse meno contento di quanto dà a vedere; il taglio è forse too little too late per avere un qualche impatto nella ripresa dei consumi e nella liberazione di energie per la crescita; il premier ci mette forse un po’ di enfasi ideologica eccessiva, visto che le tasse si tagliano regolarmente in molti paesi occidentali senza che questo significhi il ripristino della libertà negata. Però. Però qui ha vinto Berlusconi. E la partita politica si riapre.

L’uomo ha fatto da lepre per mesi, inseguito da alleati e opposizione, poteri forti e banchieri forti, fino ai chiodi ribattuti a sigillare la sua bara politica appena qualche giorno fa, quando mogio mogio dovette andare in tv a dire che no, per quest’anno non se ne faceva niente. Da oggi invece Berlusconi è di nuovo l’inseguitore. Nella politica italiana torna ad esserci un uomo solo al comando, e il ritmo della corsa – fino alla scadenza elettorale, qualunque essa sia – dovrà di nuovo essere calibrato sul suo.

E’ probabile che dal punto di vista macroeconomico il taglio dell’Irpef sia ininfluente, se non dannoso. Ed è anche probabile che ce ne accorgeremo quando rifaremo i conti pubblici e verificheremo la crescita del Pil. Ma è indubbio che sul piano dell’opinione pubblica è un fortissimo argomento. Esattamente quello sul quale il premier sperava fin dall’inizio della legislatura. Dire che si sono scovati i buchi neri in cui sparisce improduttivamente una parte della mastodontica cifra di 640 miliardi di spesa pubblica, e che una sia pur minima parte di quei soldi vengono rimessi nelle tasche dei contribuenti, è musica per le orecchie degli elettori. Soprattutto di certi elettori. Soprattutto degli elettori che tre anni e mezzo fa scelsero il Berlusconi del «meno tasse per tutti».

Di conseguenza, per l’opposizione comincia – dovrebbe cominciare – una fase del tutto nuova. Il taoismo non basta più. L’idea di assistere il più possibile immobili al passaggio del cadavere politico dell’avversario, ucciso in una congiura di palazzo dai suoi stessi alleati e dalla sua ignavia, all’improvviso non sembra più molto brillante.

Il centrosinistra può argomentare che quei soldi avrebbero dovuto essere usati diversamente e che usarli diversamente ben altri benefici avrebbe dato alla collettività e agli individui. Può sicuramente argomentarlo, ma deve trovare gli argomenti. Le cifre, i conti, l’iniziativa politica. All’improvviso, il rinvio del programma alle calende greche non sembra più un’idea tanto furba. All’improvviso ci si accorge che ancora temporaneamente senza nome (pare che anche Alleanza non vada bene); temporaneamente senza leader (ma sta tornando); temporaneamente senza primarie (le stanno per rinviare), la strada dell’opposizione si fa di nuovo tutta in salita. Nei mesi duri di Berlusconi, la Gad ha accumulato benzina: deve cominciare a bruciarla nel suo motore, perché la marcia in folle, in discesa, è finita.

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