UN TERZO INCOMODO NELLA SFIDA BANCARIA

12 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Come è facile immaginare in piazza Affari si discute solo dell´affaire Capitalia-Banca Intesa. Tutti gli altri discorsi, per ora, sono accantonati. E si discute solo di questa vicenda per due buone ragioni. La prima è che la partita finanziaria è veramente grossa, importante, probabilmente decisiva per i futuri assetti del capitalismo italiano. La seconda ragione è che intorno a questa storia stanno girando montagne di miliardi e operazioni speculative di ogni genere.

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La domanda che ci si pone è quella ovvia: Capitalia ha comprato il 2,02% di Intesa solo per bloccare un´eventuale Opa o lo ha fatto per poter trattare meglio l´integrazione fra le due banche? Insomma, l´integrazione si farà?
La risposta a questa domanda non è semplice. La spiegazione che arriva da ambienti vicini a Capitalia è che l´acquisto del 2,02% di Intesa è stato fatto per bloccare la speculazione che stava lavorando sul titolo Capitalia. Giorno dopo giorno pacchi consistenti della banca capitolina si andavano accumulando presso gli hedge fund e, un bel giorno, tutti questi sarebbero finiti nelle mani di qualche banca straniera. Primo obiettivo, quindi: bloccare le manovre sul titolo.

Ma non si tratta solo di questo. C´è anche il fatto che Capitalia ha avuto la sensazione di essere trascinata, verso questa integrazione con Intesa, per le corna. E nella banca romana oggi c´è un orgoglio molto forte. Insomma, discutiamo, ma alla pari. Non ci portate all´integrazione come al mattatoio. E quindi pistola sul tavolo: quel famoso 2,02% che impedisce a Intesa di lanciare un´Opa su Capitalia.

Dopo di che, adesso che i due protagonisti sono a armi pari, che cosa si fa? Anche se in questa materia tutti sono molto cauti e molto riservati, sembra di capire che in realtà Capitalia accanto a numerose e ovvie questioni che riguarderanno, se mai ci si arriverà, i vari rapporti fra le due banche che dovrebbero integrarsi, pone una sorta di condizione preliminare. E cioè che la banca francese Credit Agricole, che di Intesa ha quasi il 20% e che è l´azionista più importante del sindacato di controllo, accetti in occasione dell´eventuale matrimonio fra le due, di scendere vistosamente.

Insomma, se i francesi accettano di scendere (di dimezzare la loro quota, ad esempio, diventando uno dei tanti azionisti e non il più importante), allora ci si può sedere intorno a un tavolo e cominciare a discutere le questioni concrete. La parola, se queste posizioni sono corrette e se non sono solo voci di mercato, passa ai francesi. E qui, di nuovo, ci si divide.
Secondo alcuni i francesi non accetteranno mai di rinunciare al loro ruolo di primi azionisti di Banca Intesa. In fondo, si commenta, sono intervenuti quando Bazoli (presidente di Intesa) li ha chiamati perché aveva bisogno dei loro soldi per difendersi da Cuccia. E non si vede perché se ne dovrebbero andare adesso che la banca è diventata grande e importante, la prima banca italiana. Perché dovrebbero accettare una formula tipo: tanti saluti e grazie?

Ma questa è solo una tesi. In piazza Affari ci sono anche quelli che sostengono di avere dei canali diretti con i francesi di Credit Agricole e dicono che la situazione sarebbe molto diversa. Su Intesa la banca francese ha fatto un ottimo investimento, guadagnando in termini di capital gain moltissimo. E, a questo punto, nel caso di una fusione fra Intesa e Capitalia, il Credit non avrebbe i mezzi finanziarti per mantenere inalterata la sua quota del 20%, anche perché oggi quelle azioni costerebbero assai care.

E infatti, si dice, all´interno della banca francese si sta seriamente prendendo in considerazione l´ipotesi di dimezzare la propria quota. Con una mossa del genere (vendendo metà del proprio pacchetto) i francesi porterebbero a casa una valanga di denaro, rinuncerebbero a salire in una banca per la quale comunque non hanno i mezzi per andare più su, e la Francia farebbe, una volta tanto, una bella figura con il mercato e con gli italiani, non ostacolando e, anzi, favorendo un´operazione di integrazione e di rafforzamento.

Difficile, quasi impossibile, capire se questa ricostruzione, che circola in queste ore intorno a piazza Affari, troverà conferma oppure no nelle mosse dei prossimi giorni. Tutto quello che si può dire è che per ora l´operazione Capitalia-Intesa non è morta e sepolta.
Nessuno acquisisce nessuno, ma si tratta e si discute su che cosa porta uno e che cosa porta l´altro all´eventuale matrimonio. Per di più avendo messo un po´ ai margini (con il suo consenso, se possibile) l´ingombrante socio francese, e questo per evitare di fare un matrimonio a tre.

Nessuno si nasconde, comunque, che intorno a questa vicenda ruotano questioni personali un po´ inacidite da anni, e quindi è possibile che la trattativa, se ci sarà, non duri lo spazio di qualche ora. Per portare questi possibili futuri fidanzati all´altare occorreranno molte notti di luna piena e tanta buona volontà.

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