UN TERZO
DEGLI ITALIANI
COMPRA A DEBITO

23 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Vorrebbero, ma non possono. Non si fidano. Gli italiani cominciano a risentire il richiamo dello shopping, di quella spesa spensierata che ha caratterizzato i consumi degli anni Ottanta, ma di fronte al carrello non se la sentono ancora di osare. Ci vanno cauti. Comprano qualcosa in più rispetto agli ultimi anni, ma sempre più spesso, per poterlo fare, chiedono soldi in prestito. Una famiglia su tre pratica il credito al consumo: apre un debito per fare un acquisto.

Così una indagine messa a punto dalla Confcommercio e dal Censis fotografa i consumi degli italiani. La voglia di comperare c´è, ma la fiducia stenta a tornare anche perché la percezione di avere un reddito limitato (per il 14,5 per cento addirittura «critico») blocca le spese. Di fatto per acquistare ci si indebita: secondo il campione analizzato il 35 per cento degli italiani pratica il credito al consumo. Una decisione che fino a pochi anni fa riguardava una fetta molto limitata di acquirenti e che ora invece ha raggiunto, e a volte superato, il livello degli altri paesi europei. «Le ragioni del ricorso allo strumento del credito – spiega la ricerca – vanno dalla possibilità di spendere poco alla volta, senza intaccare i risparmi personali, alla facoltà di acquistare articoli che altrimenti non ci si potrebbe permettere».

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Al di sotto della media resta invece l´incremento dei consumi stessi: a settembre, fa notare il rapporto, solo il 30 per cento degli italiani ha aumentato gli acquisti rispetto ai tre mesi precedenti (contro il 45% di francesi, spagnoli e inglesi) e solo il 30 per cento prevede di fare più compere entro la fine dell´anno (periodo in cui la tredicesima spinge allo shopping). Per la Confcommercio ciò è dovuto alla sostanziale mancanza di fiducia verso il futuro. «In un panorama europeo in cambiamento e forse in ripresa – commenta il presidente della associazione Carlo Sangalli – l´Italia appare ancora un paese sotto sforzo perché da troppi anni si trova a fare i conti con una crescita economia troppo lenta». Giuseppe Roma, direttore generale del Censis precisa però che «non per questo il paese è depresso, le situazioni di vero disagio sono circoscritte».

La fase di trasformazione, comunque, riguarda anche i comportamenti di consumo: sempre impegnata nella ricerca di un giusto rapporto fra acquisti e qualità, la famiglia italiana fa la spesa utilizzando un mix di diverse forme distributive. Va all´ipermarket, ma quando può compera frutta e verdura al mercato rionale. Le marche commerciali (quelle ideate dalle catene di supermercati) sono ormai entrate nel carrello del 78 per cento dei consumatori, ma anche il prodotto biologico – pur se in modo contenuto rispetto alla media europea – continua a prendere piede.

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