Un nuovo referendum per annullare i rimborsi pubblici ai partiti

25 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Oggi il quotidiano romano Il Tempo ci mette la faccia, esortando le autorita’ politiche a osare, a fare il passo successivo perche’ vengano annullati i finanziamenti pubblici ai partiti, e perche’ il tema venga affrontanto lanciando una grande sessione parlamentare in diretta televisiva.

Dal 1993, quando il 90,3% degli italiani votò al referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti – ha ricordato il deputato dei Radicali Mario Turco – il rimborso e’ aumentato di sei volte. Dal ’94 i partiti hanno incassato 2,7 miliardi di euro, pur avendo dichiarato spese elettorali per soli 700 milioni.

“A differenza di quello che si legge oggi sui giornali – accusa Turco – dove parlano solo quelli favorevoli a questa nuova proposta di legge, non abbiamo sentito in Aula una parola a favore. È chiaro, signor Presidente, che si sta lavorando con un’abile regia”.

“A 19 anni dal referendum che, con una maggioranza bulgare, aveva detto «no» a una politica tenuta in vita coi soldi dello Stato – si legge sulle pagine del quotidiano – la Camera dei Deputati ha detto il primo «sì» al disegno di legge che già da quest’anno concederà ai movimenti 91 milioni di euro”.

Si tratta di un taglio rispetto ai 182 che i partiti avrebbero intascato sotto forma di rimborso, sostengono i firmatari della legge, Bressa (Pd) e Calderisi (Pdl). Un tragico ritorno al passato, spiegano gli oppositori. “Come che sia, il provvedimento ha avuto una prima approvazione. Timida, a dire il vero: appena 291 sì, la quota più bassa dall’inizio del governo Monti, ben sotto la maggioranza assoluta che a Montecitorio è di 316 deputati. I contrari sono stati 78, 17 gli astenuti”, continua l’articolo del giornale, sottolineando che in 200 erano assenti.

Tra questi mancavano 96 del Pdl e 32 del Pd. “Come se non ci fosse il coraggio di mettere la faccia sotto una legge che è stata comunque ispirata dal trio ABC. Ora la palla passa al Senato, che avvierà subito il lavoro in commissione.

A ottobre pero’ i radicali puntano a lanciare un’iniziativa di voto popolare per cancellare un’altra volta, sperando che sia l’ultima, il rimborso pubblico alla ‘casta’.

“I soldi pubblici tornano nelle casse dei partiti, dunque. Sotto forma di rimborso elettorale (circa i due terzi) e di vero e proprio finanziamento. In realtà, a voler essere precisi, si tratta di «co-finanziamento», in quanto i partiti ne avranno diritto, per un massimo di 10 milioni di euro, solo se saranno in grado di produrre una somma doppia di fondi privati. Tradotto: se un privato mi dà 6 milioni, lo Stato me ne darà 3. Il meccanismo sarà in vigore già quest’anno e permetterà di risparmiare il 50% dei fondi che i partiti avrebbero intascato con i vecchi rimborsi: 91 milioni nel 2012, 69 nel 2013”.

Circa 160 milioni che, grazie a un emendamento della Lega, saranno destinati alle popolazioni colpite da calamità naturali. Per verificare che i fondi ai partiti siano usati solo per l’attività politica, e per evitare che in futuro possano ripetersi i casi Lusi e Belsito, verrà istituita una commissione formata da cinque giudici: tre della Corte dei Conti, uno del Consiglio di Stato e uno della Cassazione.

LEGGI IL TRANSCRIPT:

Maurizio Turco – Signor Presidente, intervengo semplicemente per chiarire il mio pensiero sui diversi interventi frammentati di un minuto – il tempo che, naturalmente, ci è regolarmente concesso – per discutere di finanziamento pubblico ai partiti.

Vorrei, intanto, ringraziare il direttore del quotidiano Il Tempo, Mario Sechi, che oggi coglie il punto che abbiamo già posto circa venti giorni fa, quando si voleva chiudere questo dibattito all’interno della Commissione affari costituzionali in sede legislativa. Giustamente, oggi il direttore Sechi dice che il Parlamento dovrebbe avere il coraggio – parola grossa per questo Parlamento – di discutere questo tema con una grande sessione in diretta televisiva. Noi, invece, stasera o, probabilmente, al massimo domattina, chiuderemo questo dibattito. Lo dico tra virgolette perché, in tutta la giornata di ieri, in questa Aula hanno parlato soltanto coloro che sono contrari alla riproposizione del finanziamento pubblico e, a differenza di quello che si legge oggi sui giornali, dove parlano solo quelli Pag. 2favorevoli a questa nuova proposta di legge, non abbiamo sentito in quest’Aula una parola a favore. È chiaro, signor Presidente, che si sta lavorando con un’abile regia.

Leggiamo su tutti i giornali grandi titoli che, nel riassumere i lavori parlamentari di ieri, scrivono: «Il Parlamento dimezza i finanziamenti pubblici», ma non è vero! Non è vero! Il Parlamento dimezza i finanziamenti pubblici rispetto all’aumento esagerato dei finanziamenti stessi.
Ieri, peraltro, il collega D’Anna citava il senatore Luigi Sturzo, che già nel 1957 non solo aveva capito tutto, ma aveva anche visto tutto e scriveva quello che vedeva. Nella sua proposta di legge del 1958 – che anticipava le proposte emendative che voteremo oggi – diceva: «Il problema è più largo di quel che non sia la spesa elettorale. Noi abbiamo ormai una struttura partitica le cui spese aumentano di anno in anno in maniera tale da superare ogni immaginazione. Tali somme possono venire da fonti impure; non sono mai libere e spontanee offerte di soci e simpatizzanti». Pensate un po’: il senatore a vita Luigi Sturzo pensava ad un partito di cittadini, non al partito-Stato, che occupa lo Stato, finanziato dallo Stato, mantenuto dallo Stato per occuparlo, dalla RAI, all’ENI, a Finmeccanica. Lo voglio ripetere: siete voi che avete rovinato lo Stato con le vostre politiche, con le vostre organizzazioni che chiamate «partito», ma che sono delle oligarchie di occupazione dello Stato, al di fuori delle regole costituzionali!

Presidente – La prego di concludere, onorevole Maurizio Turco.

Maurizio Turco – Signor Presidente, non possiamo continuare ad accettare questo modo di andare avanti senza che ci si ponga mai – mai!- un attimo il problema di far comprendere ai cittadini cosa state facendo! Prima o poi, queste sono scelte che si pagano!
Voi avete fretta e la fretta non è una buona consigliera.

Presidente – Grazie, onorevole Maurizio Turco.

[…] Ore 12,15 circa:

Maurizio Turco – Chiedo di parlare sull’ordine dei lavori ai sensi dell’articolo 41 del Regolamento.

Presidente – Ne ha facoltà.

Maurizio Turco – Signor Presidente, ci sono arrivati 17 emendamenti al testo sul quale stiamo discutendo. Lei ci ha detto adesso che, contrariamente alle previsioni, anziché alle 14,15 possiamo presentare subemendamenti entro le ore 15. Ma noi fino a che era lavoreremo? Infatti, il problema è che dovremmo uscire adesso per andare a fare subemendamenti, anche perché ormai è il gioco delle tre carte: sono sempre gli stessi emendamenti che vengono smontati e rimontati per farci perdere tempo (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

Quindi, noi vogliamo sapere se abbiamo diritto, cioè se il diritto a presentare subemendamenti è un diritto effettivo o nominale. Il diritto c’è, ma non lo possiamo esercitare. Allora, o abbiamo il tempo almeno di leggere questi 16 emendamenti e il tempo per fare eventualmente i subemendamenti, anche perché vanno a toccare degli emendamenti già presentati che potrebbero decadere, dover essere riproposti e quant’altro (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

Presidente – Onorevole Maurizio Turco, il concetto è chiaro. Comunque confermo che il termine è per le ore 15 di oggi. C’è tutto il tempo necessario, trattandosi…

Maurizio Turco – Ma quando lavoriamo? Quando?

Presidente – Onorevole Maurizio Turco, la richiamo all’ordine. La richiamo all’ordine! C’è tutto il tempo necessario per prendere visione della formulazione degli emendamenti, anche perché si tratta in molti casi di riformulazioni.

Maurizio Turco – Signor Presidente, faccia rispettare il Regolamento!

Presidente – Onorevole Maurizio Turco, la richiamo all’ordine per la seconda volta (Commenti dell’onorevole Maurizio Turco)! Onorevole Maurizio Turco, non mi costringa ad allontanarla dall’Aula (Commenti dell’onorevole Maurizio Turco). Onorevole Maurizio Turco, la prego di allontanarsi dall’Aula. Onorevole Maurizio Turco, la prego di allontanarsi dall’Aula. Sospendo la seduta.