Un ministro del governo Berlusconi rinviato a giudizio per mafia. Si dimette? Ma quando mai

13 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

La procura di Palermo ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per concorso in associazione mafiosa per il ministro per le Politiche agricole Saverio Romano.

“Non intendo commentare – ha dichiarato il ministro in una nota – un atto al quale la procura di Palermo è stata obbligata dopo otto anni di indagini e due richieste di archiviazione. Continuo a non comprendere come non ci si scandalizzi invece di un corto circuito istituzionale e giudiziario che riguarda chi da un lato ha condotto le indagini e chi dall’altro le ha severamente sanzionate”. Il problema vero e’: Giorgio Napolitano, perche’ ha nominato Saverio Romano? Avra’ un po’ di dignita’ il nostro presidente della Repubblica? Avra’ il coraggio di alzare la voce? Per quale motivo tollera che il Quirinale sia sfiorato dalla sola idea che il Colle non si opponga alla collusione indiretta e all’infiltrazione nei piu’ alti organi dello stato? Questo signore era gia’ indagato, da anni, per fatti di mafia. Era proprio necessario nominarlo ministro e poi avere titoli (come accadra’ domani) su tutti i maggiori quotidiani del mondo. Sara’ troppo facile all’estero stabilire il link mafia – Italia – governo. Altro ceh agenzie di rating che si accaniscono con il nostro paese.

La verita’ e’ una sola: il governo Berlusconi e’ l’esecutivo dell’Occidente con il maggior numero di “poco di buono” coinvolti in attivita’ criminali, illeciti penali e procedimenti giudiziari. Da vari giorni Marco Milanese, il piu’ stretto collaboratore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti (da cui dipendono le sorti della manovra di austerita’ da 40 miliardi proposta dal governo) e’ sotto indagine per associazione a delinquere e corruzione.

I magistrati ne hanno chiesto l’arresto e in tutta risposta la Casta, cioe’ il Parlamento a cui Milanese appartiene, essendo parlamentare del PDL, ha sentenziato: “L’autorizzazione a procedere verra’ discussa in aaula (nota bene: discussa, mica approvata) a ottobre!

Milanese nel frattempo, informato delle indagini e dei retai che gli sono addebitati, si e’ dimesso dall’incarico al ministero del Tesoro. Ma Tremonti no, e’ ancora la’, impunemente. Nonostante Milanese, pagasse PER IL MINISTRO una casa al centro di Roma del costo di 8500 euro al mese e nonostante Milanese, secondo i giudici, gestisse un sistema di nomine nelle aziende pubbliche basato a quanto pare su compensi e mazzette e lottizzazioni tra partiti della maggioranza, di cui e’ ovvio che il ministro Tremonti dovesse essere al corrente nei dettagli, stante il buon senso del governo della cosa pubblica. “I rest my case” direbbe l’avvocato del pubblico ministero nei film americani di Law & Order.

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Dopo la decisione del gip di respingere la proposta di archiviazione e chiedere l’imputazione coatta, la Procura di Palermo ha impiegato soli quattro giorni per depositare la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa per il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano. Passaggio dovuto in attesa della fissazione dell’udienza preliminare nel corso della quale un gip diverso da quello che ha disposto l’imputazione coatta dovrà decidere se gli elementi in mano all’accusa sono tali da giustificare un processo.

“Nella sua veste di esponente politico di spicco, prima della Dc e poi del Ccd e Cdu e, dopo il 13 maggio 2001, di parlamentare nazionale – scrivono i magistrati nella richiesta di rinvio a giudizio – Romano avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell’associazione mafiosa, intrattenendo, anche al fine dell’acquisizione del sostegno elettorale, rapporti diretti o mediati con numerosi esponenti di spicco dell’organizzazione tra i quali Angelo Siino, Giuseppe Guttadauro, Domenico Miceli, Antonino Mandalà e Francesco Campanella”.

D’altronde le motivazioni utilizzate dal gip Giuliano Castiglia non erano certo di poco conto. Alla Procura che, per la seconda volta in otto anni, aveva finito con il chiedere l’archiviazione della posizione di Romano, il gip aveva replicato con un secco no ritenendo che Romano “per almeno due decenni ha mantenuto una condotta di consapevole apertura e disponibilità nei riguardi di esponenti anche di assoluto rilievo di Cosa nostra”.

Secondo il vaglio del gip, dalle carte proposte dalla Procura emerge “un quadro preoccupante di evidente contiguità con le famiglie mafiose”. Di più: le condotte del ministro ” non appaiono arrestarsi alla soglia della contiguità dell’indagato al sistema mafioso ma rappresentano una perdurante consapevole e interessata apertura verso componenti di primaria importanza dell’organizzazione mafiosa che si è ripetutamente tradotta e concretizzata in specifici, consapevoli e volontari contributi rilevanti per la vita di Cosa nostra”.

Tra i fatti specifici ai quali il gip dà rilevanza l’appoggio che, così come l’ex governatore Cuffaro in carcere dopo la condanna a 7 anni, anche Romano avrebbe dato alle candidature alle Regionali del 2001 di uomini sponsorizzati dai capi di Cosa nostra, da Mimmo Miceli a Giuseppe Acanto, la visita all’allora boss poi diventato pentito Angelo Siino per chiedere sostegno elettorale, e soprattutto i suoi rapporti con la famiglia mafiosa di Villabate, testimoniati anche dal pentito Francesco Campanella. E infatti, nella richiesta oggi depositata, il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e il sostituto Nino Di Matteo affermano che il ministro “avrebbe messo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, contribuendo alla realizzazione del programma criminoso dell’organizzazione tendente all’acquisizione di poteri di influenza sull’operato di organismi politici e amministrativi”.

LA REPLICA DEL MINISTRO – “Non intendo commentare un atto al quale la procura di Palermo è stata obbligata dopo 8 anni di indagini e due richieste di archiviazione. Continuo a non comprendere come non ci si scandalizzi di un corto circuito istituzionale e giudiziario che riguarda chi da un lato ha condotto le indagini e chi dall’altro le ha severamente sanzionate”. Così il Ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, risponde in merito alle vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto. Il ministro non ci sta. “Non posso fare una denuncia e subirne le conseguenza a capo chino”.