UN MINISTRO
INDECENTE

18 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Era perfettamente chiaro che, alla fine, l´ilare ministro Calderoli sarebbe riuscito a farsi notare da chi, mullah o leader fondamentalista, non cercava altro che un pretesto per aizzare i suoi seguaci contro gli “infedeli”. Ed era altrettanto chiaro che la reazione avrebbe investito rappresentanti e interessi del nostro Paese, mettendo a rischio vite umane, relazioni internazionali, investimenti.

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Si voleva che accadesse, è accaduto: a Bengasi, in una Libia dove Gheddafi non è riuscito a spegnere l´aggressività d´un integralismo che da lustri progetta di rovesciarlo, è successo quel che poteva accadere in Iran, o in Pakistan, o in Afghanistan, lì dove ieri imam inferociti additavano l´Italia ai vendicatori dell´Islam.

Non conosciamo ancora il bilancio definitivo degli scontri occorsi ieri sera, né quali saranno le reazioni del governo libico ad un episodio che certo non fa bene alle altalenanti relazioni tra Roma e Tripoli. Qui non si tratta di mettere in discussione i valori della tolleranza e della libertà di pensiero e di espressione, che sono il sale della democrazia e che sembrano negati dalle reazioni violente dei fondamentalisti islamici dopo la pubblicazione delle vignette su Maometto.

Sappiamo però che i gravissimi incidenti di ieri in Libia succedono perché un partitino italiano del 3 per cento, in evidente affanno e ormai privo d´una linea ragionevole, cerca di conquistare i riflettori di questa campagna elettorale con qualunque metodo, e costi quel che costi all´Italia, cioè a noi tutti. Perfino in un Paese dove ormai anche il cinismo più mediocre finisce per apparire normale, quel che è accaduto è intollerabile.

Il presidente del consiglio ha intimato a Roberto Calderoli le dimissioni, e le ha richieste immediatamente dopo gli incidenti di Bengasi, con un gesto che alcuni definiranno tempestivo ed altri obbligato. Tuttavia Calderoli non agiva in proprio, o perlomeno era in piena sintonia con il vertice del suo partito, dove altri ancor prima di lui avevano suggerito di cavalcare i clamori suscitati dalle vignette su Maometto pubblicate in Danimarca per ricavarne un utile elettorale. La tentazione leghista era evidente quanto i rischi che correvano l´Italia e l´Europa a causa di quanti sembravano decisi a giocherellare con materiali altamente esplosivi come lo “scontro tra civiltà”.

Non mancavano nel Vecchio continente maggioranze di destra che avrebbero ricavato popolarità dal soffiare sul fuoco. Eppure soltanto il governo italiano ha offerto, nella persona d´un suo ministro, lo spettacolo che tutti cercavano di scongiurare. Ci sarà pure una ragione.
Malgrado quella faccia da jolly, Calderoli non è uno scherzo del caso. Egli rappresenta un partito che non nutre, per così dire, un grande affetto per l´Italia, né una grande considerazione per l´interesse nazionale.

Ma se questo finora è parso accettabile agli alleati è a ragione d´una cultura di governo che non trova scandaloso perseguire un interesse particolare a scapito dell´interesse generale: si direbbe anzi che quella sia la vocazione della maggioranza. Non si potrà negare che il senso dello Stato non sia una caratteristica del nostro presidente del Consiglio, né il rispetto delle istituzioni una qualità precipua di questa coalizione. Fosse altrimenti, in Italia non sarebbero passati in sordina episodi che in altri Paesi suonerebbero inaccettabili. Cosa accadrebbe negli Stati Uniti se il ministro della Giustizia si mettesse a ballonzolare al grido di “Chi non salta americano è”? Lo caccerebbero immediatamente. A pedate. Il giorno stesso. E quello dovrebbe prendersi una lunga vacanza per evitare altri guai.

Il ministro Castelli ha saltellato e ballonzolato ed è ancora là. La sua esibizione è parsa una ragazzata. Ma non l´avrebbe considerata tale quell´Occidente che Berlusconi e i suoi considerano il modello per l´Italia.
Non era chiesto ai ministri della Lega di dichiararsi felici d´essere italiani. Ma che si considerino discendenti dei Cimbri e dei Celti, austroungarici intrappolati in Terronia o civiltà cristiana invasa dall´Islam, essi dovevano all´Italia almeno la lealtà, e quel minimo di dignità necessaria al ruolo. Il ministro Calderoli è venuto meno a quei doveri minimi. E gli altri ministri leghisti non hanno ritenuto necessario fermarlo né prenderne le distanze. Beninteso, non fatichiamo a prevedere che nelle prossime ore valorosi pompieri si metteranno all´opera per cercare di spegnere l´incendio.

Diranno che la questione non è certo la Lega.
Che sono i musulmani il pericolo. Che è l´Islam la minaccia.
Eppure è assolutamente nitido che non sono stati gli immigrati, ma la Lega, a mettere l´Italia in una situazione difficile. E l´ha fatto non per grandi e nobili ideali, ma perché siamo in campagna elettorale: per un meschinissimo calcolo. Ora la misura è colma.
Per favore, i ministri leghisti escano da questo governo, o ne siano fatti uscire: si ponga un limite all´indecenza.

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