UN FERREA SELEZIONE
DI TITOLI VALUE

19 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Una ferrea selezione di titoli value, di valore. Perché in Borsa è d’obbligo un po’ più di prudenza. «Non un vero smobilizzo, però. Perché trovare valide alternative all’investimento azionario è quasi impossibile». Paolo Bosani, partner fondatore di Kairos , responsabile dei fondi comuni del gruppo e gestore del Kairos partners income fund, sintetizza così le sue idee generali per investire in questo momento. Sono due i fondi della casa che hanno battuto il portafoglio medio delle famiglie. E quello più aggressivo, Kairos partners fund, ha ottenuto la miglior performance del drappello: »70,12% dal 2002 ad oggi.

Abbiamo visto la correzione di fine febbraio. E, per molti, non è scongiurato il pericolo di altri acquazzoni. Che cosa vede nel prossimo futuro?
«La liquidità, vera regina dei mercati fino ad oggi, prima o poi è destinata a diminuire. Le banche centrali stanno lavorando per riportare il fenomeno sotto controllo e quello che abbiamo visto in marzo è un assaggio di quello che potrebbe capitare quando non ci saranno più tanti soldi in giro».

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Bisogna aspettarsi crolli epocali?
«No, non è detto. Però è indubbio che la situazione cambierà quando non ci sarà più l’enorme massa di denaro che ha nutrito la fusioni, il carry trade o l’eccessiva proliferazione dei mutui a rischio negli Stati Uniti».
Dunque non occorre diventare pessimisti?
«Direi di no, ma certamente oggi serve molta più prudenza di quella che è stata messa in campo fino ad oggi».

Praticamente che cosa significa?
«Più prudenza in Borsa significa maggiore concentrazione dei portafogli, perché il numero dei titoli con buone caratteristiche si restringe, e preferenza per i titoli value, di valore. Quelli con il passo lento e molta visibilità sui profitti che possono offrire maggiori garanzie in caso di cambio di stagione. Il nostro stile di gestione, per scelta, è molto orientato alla ricerca di titoli value in qualsiasi momento di mercato. Ma oggi l’accento sulla necessità di prediligere questi titoli è ancora più forte».

Meno Borsa, dunque, in portafoglio. A favore di quali altri asset finanziari?
«Il problema è che è davvero difficile individuare alternative valide all’investimento azionario. Le obbligazioni sono veramente poco interessanti, anche in campo valutario non si vedono grandi spazi. Per non parlare degli immobili».
Qual è al momento la strategia per la parte obbligazionaria del patrimonio?
«Molta liquidità, privilegiando gli strumenti a brevissimo termine. A cominciare dai Bot che oggi sono arrivati oltre il 4% lordo. Non ha nessun senso impegnare diversamente il portafoglio con i titoli a lungo termine che rendono poco di più e che espongono l’investitore ai rischi di perdita in conto capitale tipici delle fasi in cui i tassi di interesse salgono. Come sta accadendo e accadrà ancora per qualche tempo in Europa».

Tornando alla Borsa – che chiama prudenza ma che resta ancora un buon posto dove investire – è meglio giocare in casa in Europa o emigrare negli Stati Uniti?
«Finché restiamo in questa fase irrazionale, di aumentata volatilità in un contesto ancora positivo per le azioni, l’Europa ha senz’altro maggiori chance di fare bene. E di offrire titoli con più sprint. Se dovesse cominciare una fase di turbolenza vera, però, Wall Street come sempre si candida ad essere il porto più sicuro. Dove i capitali fuggono a ripararsi e a cercare la solidità dei colossi».

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