UN BONUS FIAT CHE VALE ORO E IL DIVIDENDO INTESA CHE NON C’E’ PIU’

15 Novembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – Non poteva essere diversamente, i maggiori effetti della crisi globale si riflettono oltre che sulle banche, sui consumi e soprattutto sui beni che non sono di prima necessità. A dimostrarlo è il crollo delle vendite nel settore auto, al momento uno dei più colpiti. Sul listino italiano le quotazioni di Fiat riflettono una situazione difficile e dopo il corposo rimbalzo dai minimi toccati il 28 ottobre a 5,27 euro il titolo ha nuovamente ripiegato sotto i 6 euro. Valori che non si vedevano dal 2005, quando si erano fatte strada le ipotesi di un possibile fallimento della casa automobilistica torinese. Gli stessi valori a cui azionisti di riferimento, concessionari e amministratori, facendo un voto di fiducia, compravano azioni. Oggi a differenza di allora vi è uno strumento in più per puntare su Fiat, ossia un certificato di investimento Bonus Cap emesso da Bnp Paribas il 6 ottobre scorso. La struttura di questo certificato prevede a scadenza il rimborso del capitale nominale maggiorato di un bonus anche in caso di andamento negativo del titolo del Lingotto a condizione che lo stesso, nel periodo che va dall’emissione alla scadenza, non vada mai a toccare un predeterminato livello definito barriera. Qualora questo livello venga infranto, il certificato perderà immediatamente le sue caratteristiche e il rimborso a scadenza avverrà in funzione del livello raggiunto dal titolo come un investimento diretto nello stesso.

Entrando nei dettagli, il 28 ottobre 2009 verranno rimborsati 117 euro per certificato, a fronte di 100 euro nominali, se Fiat non andrà mai a toccare i 4,72 euro della barriera, un livello toccato solo per 6 giorni, all’epoca della crisi societaria del 2005, negli ultimi 10 anni.
Ciò che rende esplosiva la proposta è però la quotazione corrente sul mercato SeDeX di Borsa Italiana. Alla luce del valore attuale raggiunto da Fiat il certificato viene scambiato a 79 euro e pertanto il rendimento potenziale dell’investimento, sempre fatta salva la barriera, è del 48,10%, ovvero il rendimento massimo conseguibile data la presenza del cap. Attenzione però alla barriera, distante solo del 16,60%. Se tale livello verrà violato il certificato si trasformerà in un benchmark, sconterà gli eventuali dividendi futuri fino alla scadenza ( nel caso fossero previsti) e seguirà linearmente l’andamento del titolo. Chi acquisterà il certificato ai livelli di quotazione attuale dovrà considerare inoltre il premio che attualmente paga: infatti , rispetto all’emissione Fiat ha perso il 28,62% mentre il certificato solo il 21%. Tale differenza verrà immediatamente riassorbita nel caso venga violata la barriera. Inoltre nel caso in cui il titolo dovesse riuscire a tornare al di sopra dei 9,20 euro, livello corrispondente al 117% del valore registrato in emissione, il certificato non riconoscerà alcun rendimento aggiuntivo.

E a proposito di eventi barriera, quanto accaduto in settimana sui certificati legati al titolo Intesa Sanpaolo merita di essere raccontato. Come noto a Piazza Affari è iniziato il giro di valzer delle trimestrali e una brutta tegola è caduta sulla testa degli azionisti dell’istituto guidato da Corrado Passera. Il cda ha infatti cancellato il dividendo per l’esercizio in corso e così al danno del mancato incasso futuro di una cedola fino a questo momento molto ricca, si è aggiunta la beffa di una bordata di vendite che ha portato il titolo, più volte sospeso per eccesso di ribasso, a perdere fino al 27% dai 3,13 euro segnati in apertura di settimana. Ma quali influenze ha avuto un annuncio di questo tipo sui certificati di investimento? Su strutture come gli Equity Protection la stima dei dividendi calcolata in fase di costruzione del certificato é utilizzata per definire le caratteristiche dello stesso, quali il livello di protezione e partecipazione ed eventualmente la percentuale del Cap. Su questo tipo di certificati l’influenza di un taglio degli utili è stata del tutto limitata. Più in generale, a seguito di una diminuzione dei dividendi il livello del sottostante tende ad essere maggiore di quanto stimato e pertanto la quotazione del certificato potrebbe perfino beneficiarne. Nel caso specifico dei certificati a capitale protetto quotati sul mercato italiano, con strike che si possono definire “attuali” , come ad esempio un Borsa Protetta di Banca Aletti con livello di protezione a 2,92 e un Equity Protection di Deutsche Bank strike 3 euro, la scadenza fissata rispettivamente per il 20 marzo e il 18 dicembre 2009 era già troppo ravvicinata per permettere ai dividendi stimati di incidere sulle quotazioni dei due certificati. Inoltre va osservato che in funzione dell’elevata volatilità del sottostante, i prezzi dei due certificati risultavano a premio di circa il 10% rispetto al livello di protezione e quindi poco o nulla del corposo ribasso è stato riversato sul valore dei due strumenti.

Un’influenza ben maggiore si è notata invece su tutti quei certificati che, dotati di una barriera invalidante , hanno subito in queste settimane l’evento Knock Out. Nella maggior parte dei casi la quotazione a seguito dell’evento barriera è stata adeguata al ribasso per effetto dello sconto dei dividendi futuri. A questo punto, essendo stato cancellato il dividendo 2008, ci si poteva attendere un adeguamento in senso opposto delle quotazioni. Ed è quanto è accaduto infatti. Nella giornata di martedì un Bonus Certificate di Goldman Sachs, che il 10 ottobre scorso a causa di una rilevazione del titolo inferiore ai 2,98 aveva subito l’evento barriera, ha seguito l’azione linearmente al ribasso fino al momento dell’annuncio del taglio del dividendo. Al momento della riammissione alle negoziazioni l’intervento del market maker è stato evidente, con uno scalino al rialzo che ha permesso al certificato di chiudere la giornata in perdita del 10,70% a fronte del ribasso del 16,86% di Intesa Sanpaolo. Analoghe performance sono state realizzate da altri certificati Bonus o Twin Win che avevano subito nelle settimane scorse l’evento barriera. Quanto accaduto deve far riflettere sull’opportunità di disfarsi di un certificato che ha già violato la barriera, dal momento che i dividendi futuri vengono immediatamente scontati dalla quotazione dal market maker sulla base di una stima, che come si è visto, può essere clamorosamente smentita.


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