UN BIDONE ALL’ASTA

24 Ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
C’è chi ci vende intere isole, chi elicotteri, e chi, più modestamente, tappi di bottiglia. Qualche giorno fa un giovane vicentino, a cui non manca certo il senso dell’umorismo, ha messo all’asta la fidanzata, una giovane molto carina, ma anche molto “cara”, dice l’autore dello scherzo, riferendosi alle tante spese sostenute per cene e regali. C’è chi, per amore della Juventus, ha aperto un’ironica asta per trattenere in bianconero Alessandro Del Piero, in scadenza di contratto. Questo e altro vanno all’asta su eBay.it, il più famoso sito Internet di aste on-line o, come dicono alla eBay, in modo più tecnico “piattaforma” per il commercio in Internet. Il colosso statunitense, fondato nel 1995, che permette a mezzo mondo di scambiare merci in rete, nel 2001 è sbarcato in Italia. E ora eBay Italia registra la crescita più rapida d’Europa. Un italiano su dieci ha acquistato o venduto almeno una volta. E, pur essendo ancora sotto la media europea (il 29 per cento degli italiani sopra i 16 anni acquista on-line, contro una media europea del 53, secondo la Forrester Research), l’Italia sta sempre più apprezzando i vantaggi degli affari in Rete, soprattutto rispetto ad alcune categorie di merci, quali l’alta tecnologia, la moda e la gastronomia.

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Ma non è tutt’oro quel che luccica. Più d’un sito italiano raccoglie lamentele e denunce di utenti eBay. La stessa azienda ospita nei forum di discussione critiche e stroncature. Alla “piattaforma” si imputano soprattutto alcuni difetti: mancato blocco di aste segnalate come truffaldine, difficoltà di chi è insoddisfatto di ottenere risposte, proibizione di metodi di pagamento (ad esempio, l’utilizzo di carte prepagate come Poste-Pay), procedure automatizzate con risposte e-mail incongrue ai problemi posti. Insomma, si imputa alla casa d’asta poca sicurezza e scarsa comunicazione.

Il più recente tra i tanti siti critici è www.ebayabuse.it, aperto da Davide Denegri, imprenditore cagliaritano che ha depositato presso il giudice di pace del capoluogo sardo sette diverse citazioni. L’ultima è recentissima: porta la data del 13 ottobre. Il contenuto è analogo alle precedenti: Denegri denuncia eBay per avergli bloccato le attività sul portale, «dopo ripetuti ammonimenti per oggetto non pagato», come riporta nella querela. «Il fatto è che tutti gli acquisti li avevo puntualmente saldati», spiega, «come ho insistentemente segnalato alla società di e-commerce, invitandoli a fare le verifiche con le coordinate bancarie. Inutilmente. Ho perso il denaro e non ho ricevuto gli oggetti acquistati, com’è accaduto a tanti altri».

Denegri lamenta innanzitutto di non poter in alcun modo ottenere risposte dai responsabili di eBay. «L’unico modo per comunicare», dice, «è mandare un’e-mail, alla quale si ottiene soltanto una risposta standard. Ho fatto decine di telefonate e spedito una montagna di fax inutilmente. È come parlare con un muro».

Non solo. L’imprenditore, dopo la brutta esperienza, si è messo a studiare a fondo il colosso on-line, scoprendo ad esempio che «chiunque con un semplice clic può entrare in possesso dei miei dati personali», e che si può accedere alla registrazione sul sito fornendo generalità fasulle. «L’abbiamo sperimentato», racconta, «inserendo il nome e cognome dell’amministratore unico di eBay, e nessuno se n’è accorto. Questo significa che la truffa non avviene se acquisti, ma se fingi di vendere».

Lo ribadisce Giovanni Panunzio, coordinatore del Telefono antiplagio, che a sua volta sta dando voce agli utenti insoddisfatti di eBay. «Da oltre un mese c’è l’inserzione di vendita di una Ferrari che abbiamo fondati motivi di ritenere truffaldina. Abbiamo segnalato la cosa, ma la Ferrari è ancora là. Evidentemente le assicurazioni di eBay sulla vigilanza nelle compravendite e la tutela degli iscritti sono parole al vento. A dimostrazione di questo, il 26 settembre in un forum del sito sono comparsi in chiaro i nomi e i dati di 1.200 utenti, compresi i numeri delle loro carte di credito».

Ma la maggior spina nel fianco di eBay resta l’impossibilità di controllare la diffusione di merci contraffatte. Cause milionarie sono state perse dalla società proprio perché ritenuta responsabile del mancato controllo, e alcuni grossi marchi hanno dichiarato guerra al sito, da Adidas a Tiffany, da Louis Vuitton a L’Oréal. «Basterebbe un po’ di buonsenso», replica Andrea Polo, portavoce di eBay.it. «Se compro una borsa Gucci a 100 euro, sia che la trovi dall’ambulante in spiaggia sia in Internet, posso pensare che non sia vera». Quindi anche sui lidi di eBay possono circolare griffe taroccate? «Certo», risponde Polo. Il mondo on-line non è diverso dal reale». Purtroppo.

parla di questo articolo nel Forum di WSI

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EBAY: TRUFFE? UNA PERCENTUALE ESIGUA

«Precisiamo subito: non è eBay che vende le merci. La nostra è una piattaforma con regole d’utilizzo; se un automobilista guida contromano in autostrada, la responsabilità non è della società autostrade, ma solo sua. Così l’utente di eBay: se vi opera in modo scorretto, la responsabilità ricade solo su di lui». Per Andrea Polo, responsabile comunicazione di eBay.it, c’è un punto fermo: se ci sono banditi e imbroglioni che approfittano dell’e-commerce, non si può dare la colpa a eBay.

Ma alcuni grandi marchi accusano eBay di favorire la diffusione di prodotti contraffatti. Avete già perso cause milionarie…
«È vero, e alcune sono tuttora in corso. Ma sono cause sbagliate determinate da un buco legislativo; infatti per lo stesso tipo d’imputazione, in altri casi, eBay è stata assolta. D’altra parte non possiamo certificare la qualità dei milioni di prodotti che girano nelle nostre aste, ma ci stiamo impegnando per contrastare il fenomeno delle contraffazioni».

In quale maniera?
«Abbiamo creato, prima azienda al mondo, un programma a tutela dei diritti d’autore che si chiama “VeRO”, acronimo di Verified Rights Owner (Titolari verificati dei diritti), che permette grazie alla collaborazione con le aziende di pulire la piattaforma e di segnalare le inserzioni che violano il copyright. E poi collaboriamo da anni con le forze dell’ordine, in primis con la Polizia postale, con cui abbiamo lanciato l’anno scorso una campagna di educazione per l’acquisto consapevole, e un sito apposito, www.compraconbuonsenso.com. Ogni giorno ci sono oltre 1 milione e 800 mila oggetti presenti sul nostro sito e la quantità di transazioni sulle quali c’è qualche problema, per cui si richiede l’intervento di eBay.it, è inferiore allo 0,01 per cento».

E sulle difficoltà dei truffati di mettersi in contatto con eBay.it e le risposte automatizzate e incongrue?
«Non è un computer che risponde: esistono risposte precompilate che un operatore invia per la stessa tipologia di problema, per garantire tempi più rapidi. Ma c’è un malcostume tipico di noi italiani: per qualunque problema esigiamo sempre un contatto telefonico, quando basterebbe una e-mail chiara. Quando ci sono problemi di tipo più grave, eBay utilizza il telefono. Anzi siamo noi a chiamare ancor prima che il cliente, per esempio, si sia accorto che gli hanno clonato l’account. A dimostrazione che l’attenzione alla sicurezza in eBay è altissima. E poi a volte riceviamo segnalazioni assurde, come quella di un cliente che lamentava di non vedere più Canale 5 per colpa di eBay!» (A.L. e L.SC.)

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