ULIVO:
DA NON CREDERCI

11 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – E’ stato gradevole illudersi un poco con Francesco Rutelli. Qualche innovazione programmatica, un tono generale politicamente più maturo, il senso di un’impresa emancipata dal mito fondatore della società civile prodiana, che è un falso in atto pubblico. Ma la conclusione “unitaria” a cui perviene la Margherita, siglata nella riunione di ieri, è lo sbocco deludente e prevedibile della rinuncia strategica a battersi per un vero cambiamento nel centro sinistra.

La coalizione delle opposizioni è destinata a restare quel che è di qui alle elezioni del 2006, una specie di Onu della politica, dunque una burocrazia di capi che litigano e fanno pace sulla base di un equilibrio dei poteri sempre precario, mascherando la mazurka con definizioni di perfette astrazioni come la grande alleanza, la federazione, il partito riformista eccetera.

Prodi resterà l’unico caso al mondo di un leader senza un seguito, e il suo vecchio Ulivo rimpannucciato con Bertinotti e Di Pietro continuerà a rispondergli attraverso la mediazione dei partiti e dei micropartiti, dunque in un generale disordine malamente mascherato. L’incapacità delle opposizioni di darsi una vera leadership, un “padrone” per dirla con il loro linguaggio moralistico, non è apparenza, è essere. Una leadership vuol dire aver scelto tra gli interessi rappresentati, avere un programma e una squadra che lo realizza, come ha fatto Blair con il New Labour. Una oligarchia vuol dire invece tenere in piedi tutti gli interessi, mettere le opacità della demagogia al posto del programma, fare propaganda invece che politica.

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