Uk :chi invest, attenti ai rischi dei derivati

15 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

L’uso nella finanza di prodotti derivati, quali futures, options, swaps, etc., è sempre più frequente e prosegue l’intensificarsi di tali prodotti, che divengono sempre più numerosi e sofisticati. Tradizionalmente, questi strumenti finanziari vengono utilizzati nelle strategie di portafoglio, nel controllo del rischio, per la funzione di diversificazione, etc. Ma esse vanno acquisendo una crescente autonomia come investimenti a se stessi. Il Liffe (London International Financial Futures Exchange) di Londra, mercato che regola i prodottti finanziari derivati nel Regno Unito, ha di recente incorporato il London Commodities Exchange, che tratta principalmente contratti futures e options sulle cosiddette “soft commodities”, ossia prodotti quali grano, cacao o caffé, mentre l’accesso alla Borsa dei metalli viene dato dal London Metal Exchange. Recentemente, inoltre, la Borsa londinese o London Stock Exchange (Lse) ha lanciato le Exchange Traded Commodities (ETCs), che rappresentano una sorta di quote azionarie legate a una commodity, il cui prezzo segue di pari passo quello della commodity stessa. Il vantaggio di tale strumento innovativo è dato dal fatto che anche il risparmiatore meno esperto può accedere tranquillamente a tali contratti, in quanto essi non presentano le complessità peculiari dei contratti futures come, per esempio, margini minimi, scadenze fisse o quant’altro. Quali sono, tuttavia, i principali rischi per il risparmiatore che intende investire in commodities? E ci sono altri canali a disposizione per farlo? Ne parliamo con il professor Keith Pilbeam, presidente dell’International Economics and Finance Society (Regno Unito) nonché co-ordinatore della facoltà di Economia presso la City University di Londra. “A seconda di quale indice si scelga – ci dice il professor Pilbeam – si ritiene che le commodities presentino un grado di volatilità piuttosto contenuto nell’arco temporale di 3, 5 e 10 anni rispetto, per fare un paragone allo S&P’s 500 (l’indice azionario dei primi cinquecento titoli quotati a Wall Street, ndr)”. E’ chiaro, si deduce da ciò, che in tal modo si ottengono simili proventi a rischio alquanto inferiore. Inoltre, la correlazione tra azioni e commodities risulta essere tradizionalmente inversa, con ben noti vantaggi di diversificazione per quel che concerne fondi e prodotti di investimento. Il risparmiatore però farebbe bene a informarsi sui rischi di questi contratti i quali, se correttamente adoperati, possono dar vita a ingenti guadagni e, al contrario, far fare amari risvegli: Caveat Emptor appunto!

Mariarita Iannone-de Tollis